Da tesista a monithoner: i report salernitani di Palazzo Fruscione e dell’impianto di compostaggio

Nello scorso gennaio Giovanni Ragone, cittadino di Salerno, nell’ambito della sua tesi di laurea sull’utilizzo dei fondi europei per lo sviluppo territoriale, ha monitorato il progetto di recupero edilizio e restauro di Palazzo Fruscione: qui potete leggere il report.
Palazzo Fruscione è un edificio dal “lunghissimo passato”: sorge su terme romane (le stesse su cui sorge San Pietro a corte) i cui ambienti sul finire dell’Impero vennero riutilizzati come chiesa con annesso cimitero e ricompresi in età longobarda nel giardino del palazzo del principe Arechi II. Nel XII secolo nacque l’attuale Palazzo Fruscione, come residenza nobiliare normanna. Da allora l’edificio ha subito molte trasformazioni, ospitando un ospizio di carità, stalle, botteghe altomedievali, fino a divenire residenza privata. L’intreccio di queste fasi si legge nelle architetture e negli affreschi recuperati ed oggi visibili all’interno del palazzo.
In questi giorni Palazzo Fruscione ospita la prima edizione Biennale d’Arte Contemporanea (11-25 Ottobre): una rassegna internazionale che da occasione ad artisti noti e meno noti del panorama locale di aprire canali di comunicazione con la scena internazionale, diventando così motore di un rinnovamento culturale e turistico. Il sindaco Vincenzo De Luca ha così spiegato la scelta di Palazzo Fruscione come sede dell’evento (qui il video): “Abbiamo collocato questa mostra di arte contemporanea in uno dei luoghi più belli e carichi di storia della nostra città (…). La grande storia longobarda e normanna e l’arte contemporanea: la ricchezza di un paese nasce dalla capacità di far convivere le diverse stratificazioni culturali; un paese è vivo se riesce a difendere la sua tradizione, il suo ambiente storico, ma se ha anche il coraggio di realizzare cose nuove.”

Sul riutilizzo di questo importante bene architettonico recentemente recuperato e restaurato, ci auguriamo possa arrivare a breve un secondo monithon dopo quello di Giovanni Ragone: nel frattempo, ecco il racconto di come lui è diventato un umarell.

Questo è sempre stato il mio obiettivo, sin da quando iniziai a studiare tale tematica.
Nel 2008, durante una lezione del corso sui finanziamenti delle aziende pubbliche, il mio docente ci illustrò tale argomento e ne fui subito colpito: egli provò a darci qualche dato, ma non seppe dirci altro che: “ogni anno la Regione Campania e l’Italia intera rimandano al mittente miliardi di euro perché non siamo in grado di utilizzare tali risorse, e fino ad oggi, siamo stati tra gli ultimi in Europa”.
Ritenni insufficiente questa spiegazione: decisi di approfondire. Provai ad informarmi un po’ sulla rete ed un po’ sui libri, ma quello che trovai era davvero molto vago e confuso, così decisi di spendere parte del mio tempo libero per approfondire l’argomento.

giovanni

La mia curiosità di scoprire e verificare se l’amministrazione comunale a me più vicina, il Comune di Salerno, stesse adoperando e/o applicando le stesse tecniche che io studiavo all’università era enorme.
Per avere un’idea diretta delle opere in via di realizzazione, spesso ho fatto sopralluoghi nei cantieri in compagnia di mio zio che, nel suo lavoro di cronista locale per un quotidiano, si era interessato ai lavori pubblici in via di realizzazione. Passeggiare per la città osservando attentamente quello che, giorno dopo giorno, accadeva e mutava nel tessuto urbano, era diventata la mia piacevole passione. Ero, e sono convinto, che solo ampliando le conoscenze su tutto quello che avviene nella propria realtà cittadina, si possa essere in grado di esprimere un giudizio consapevole sull’operato della pubblica amministrazione.

Attraverso il monitoraggio civico ogni singolo cittadino può esercitare il proprio diritto di cittadinanza attiva e far si che possa essere parte integrante di un sistema di pubblica amministrazione sempre più aperto e partecipato. Oggi il cittadino si informa, indaga e scopre quanto più possibile per poter far sentire la propria voce ed essere finalmente ascoltato.

La tematica dei fondi europei continuava ad incuriosirmi: le informazioni a disposizione erano insufficienti, mentre oggi, specialmente negli ultimi mesi, sembra che l’intera questione abbia finalmente una centralità nella vita politica del nostro Paese anche in virtù del fatto che le risorse ordinarie a disposizione degli enti locali sono diminuite in maniera considerevole.
Così decisi di realizzare il mio elaborato finale su tale argomento, cercando di far luce, possibilmente in cifre, su quello che veniva realizzato con tali risorse e quanto dei Fondi Europei per lo Sviluppo Regionale (FESR) andava perduto.

Nel luglio 2012 ecco la svolta inaspettata. Durante un’edizione del TG1 apprendevo la nascita del portale Opencoesione su un’iniziativa dell’allora Ministro Fabrizio Barca.
Nel febbraio 2013, grazie all’attivismo ed all’intuizione della professoressa Daniela Vellutino, il team di Opencoesione veniva direttamente nella mia università per presentare il progetto (qui il video). Avevo quindi l’occasione di condividere con loro tale mia passione e sciogliere ogni dubbio sui contenuti della ricerca.

giovanni ragone

Quella giornata fu decisamente una delle più importanti per convincermi definitivamente a lavorare a tale progetto, insieme alla mia successiva partecipazione al Forum PA del mese di maggio, in cui ad Opencoesione fu assegnato il premio per la “Trasparenza dinamica”.
Terminati gli esami passai mesi e mesi a raccogliere dati, monitorare opere e a tenermi sempre più informato per poter realizzare al meglio tale lavoro e non farmi sfuggire nessun particolare.

L’11 dicembre 2013, finalmente ho realizzato quello che era stato il mio sogno per tanto e troppo tempo, discutere la mia tesi sui fondi europei e pubblicare due report di monitoraggio su progetti della mia città: uno sull’impianto di compostaggio (come parte integrante della mia tesi) e l’altro su Palazzo Fruscione.

Giovanni Ragone

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