Mappatura dei beni confiscati alle mafie: la visita a Radio Siani (Ercolano)

A volte le cose si incrociano e si sovrappongono, generando cose nuove.

Esiste il progetto Open Pompei . Esiste il progetto Monithon, e dentro Monithon esiste un gruppo di monitoranti che ha deciso di concentrarsi sul tema del riuso dei beni confiscati alla criminalità organizzata. E siccome questa tipologia di beni c’è anche nell’area vesuviana, sulla quale gravita Pompei, e siccome c’é bisogno, per tanti motivi, di dare una spintarella al progetto Open Pompei, perché non unire le tre cose? Ed ecco che una quindicina di persone a vario titolo impegnate sui temi del civic hacking, del monitoraggio civico, degli open data si ritrova in un bel sabato di sole nel centro di Napoli per organizzare un monitoring party su tre beni confiscati alla camorra fra Ottaviano ed Ercolano. Qui il resoconto “tecnico” della tre giorni, della redazione di Monithon.

E infatti: dopo aver fatto un punto generale del perché siamo lì e cosa dobbiamo fare, partiamo. Il Castello della Legalità  di Ottaviano, già abitazione del capo Raffaele Cutolo, accende l’immaginario collettivo di molti, che si dirigono verso quella meta, anche perché il secondo bene da monitorare, il Museo All’aperto , è proprio lì accanto, e si può fare un viaggio solo. Io, Alessia, Betta e Valentina ci dirigiamo invece verso Ercolano.

La nostra meta è Radio Sianiqui si trova il nostro “report di monitoraggio civico” con tutte le informazioni che abbiamo raccolto.

Radio Siani  è una stazione radiofonica gestita da un gruppo di giovani attivisti stanchi di avere paura della guerra di camorra e di vedere il nome del proprio paese comparire sulle prime pagine dei giornali solo per la conta quotidiana di morti ammazzati. La Radio è collocata in un appartamento confiscato nel 2009 all’allora capo emergente di Ercolano.

Il bene da monitorare l’ho quasi scelto io. Avevo 19 anni e studiavo a Napoli quando Giancarlo Siani , un giornalista precario che faceva solo il suo lavoro con più curiosità e scrupolo di altri, fu ucciso dalla camorra con un agguato sotto casa. Ricordo la violenta emozione che mi prese quando lessi la notizia su Il Mattino, quella foto sparata a nove colonne, e la certezza che quel ragazzo poco più grande di me, di cui non sapevo nulla fino a quel momento, sarebbe diventato il mio eroe ed un punto di riferimento costante. Mi è sembrato un segno del destino, poter entrare in un luogo dedicato lui, dopo così tanti anni.

La Ercolano che ci si para davanti – mi spiace dirlo –  è veramente un brutto posto. La strada che percorriamo per arrivare a Radio Siani Radio è un unico susseguirsi di palazzi vecchi, cadenti, slabbrati, scorticati e sporchi. Anche l’androne del palazzo è fatiscente e buio. Per fortuna ad aprirci la porta c’é Giuseppe. Ha una bella faccia pulita su cui ha fatto crescere la barba, forse per provare a sembrare più vecchio (e più temibile) ma ha meno di 30 anni e mi conquista subito. Ci racconta la storia del bene, la lunga sanguinosa guerra di camorra precedente alla confisca, la nascita quasi casuale e poi via via più forte di una coscienza civica cittadina, coagulatasi Intorno a Radio Siani. Ci racconta le molte attività di cui si sono fatti portatori, i laboratori, il lavoro con le scuole, la rete di associazioni civiche con le quali sono collegate. Ci racconta i successi (le mamme di famiglie legate alla camorra che dopo molta diffidenza oggi portano a Radio Siani i loro figli, ” Così almeno sono lì, invece che in mezzo ad una strada “), gli insuccessi (difficoltà a farsi ascoltare dall’Amministrazione, soprattutto) e le speranze, prima fra tutte quella di poter vivere di questo impegno. 

La discussione sui contenuti delle schede, il giorno dopo, si accende di molte visioni diverse. Sentiamo tutti forte la responsabilità di quello che racconteremo e di quello che ci hanno raccontato i gestori dei beni con i quali abbiamo parlato. Fermo restando – come ci ricorda Paola – che l’obiettivo primario di Monithon è quello di mobilitare la coscienza civica dei cittadini, in particolare per il monitoraggio dei beni confiscati alla criminalità organizzata emergono prepotenti alcune esigenze:

  1. Avere maggiori informazioni sui beni confiscati e non ancora assegnati; non solo dove sono e di che tipo sono, ma anche per esempio in che condizioni sono e se ci sono “eredità” scomode quali utenze non pagate o ipoteche;
  2. Avere maggiori informazioni sulle imprese per i lavori di ristrutturazione o di manutenzione; non di rado è capitato che le imprese chiamate a ristrutturare i beni abbiano fatto opera di boicottaggio montando porte o pannelli solari al rovescio, impianti elettrici non a norma, tubi danneggiati e così via. Tempo e soldi buttati e la camorra che è uscita dalla porta per rientrare dalla finestra: l’ideale sarebbe avere una “lista bianca” di imprese dichiarate virtuose sulla base della qualità e puntualità ed economicità dei lavori effettuati.

Lasciamo Napoli con molte idee che ci girano in testa. E – ancora meglio – con un sacco di amici nuovi con i quali rivedersi al più presto. Per andare avanti.

Civic hacking e l’esperienza della memoria

Ci avviamo in una stradina che si arrampica per salire la collina, su il Castello di Ottaviano che da qualche anno ha riconquistato il suo nome. Durante gli anni 80 il Castello Mediceo era, nell’immaginario collettivo, il Castello di Cutolo, quartier generale della NCO. Un immaginario costruito sulle inchieste, i racconti, le storie e rafforzato all’esperienza visiva con il film Il Camorrista di Giuseppe Tornatore, del 1986, che li ambienta alcune scene. Su per la stradina una decina di persone che, poche ore prima, si erano riunite e conosciute con l’obiettivo di monitorare l’assegnazione dei beni confiscati alle mafie attraverso una visione che catalizza forze civiche e che lega il progetto Monithon e Open Pompei. Sono un gruppo di civic hacker, di diversa esperienza, impegnati a praticare gli open data e a monitorare l’impiego dei fondi europei. Si muovono spinti da una curiosità intellettuale sulle forme e i processi capaci di “rendere abili” il più vasto numero dei cittadini su questi temi. Con lo stesso spirito, parte del gruppo qualche settimana dopo si ritrova a sorridersi Bologna, a Spaghetti Open Data 2014.

Su per la salita queste forze vengono confortate dalla presenza del castello, perchè la strada di accesso che porta al parcheggio, cantierizzata e forestizzata, continuava a restituire la sensazione di aver sbagliato direzione e ad ammonire che di li a poco, si sarebbe tornati indietro a chiedere le indicazioni. Occhi, orecchie e mani, supportati da macchine fotografiche, telecamere e taccuini,  vengono accolti nel presidio di Legambiente di Ottaviano e si dispongono attorno a un tavolo pronti ad ascoltare, domandare, riflettere, documentare, e a domandare ancora.Veduta

Perchè ciò che emerge a qualche minuto dall’incontro con i nostri interlocutori –  Pasquale Raia (Legambiente ) e Antonio D’Amore (Libera) – che ci accompagnano alla scoperta del Castello, non è la storia di questo bene, ma quella di una cittadina di provincia che tra gli anni settanta e gli ottanta sale agli onori della cronaca nera nazionale come il centro di una rete criminale le cui reti vanno bel oltre la dimensione regionale. Attraverso il monitoraggio del bene e la redazione della scheda  che ci apprestavamo a compilare, l’incontro di Ottaviano si anima di racconti su persone, amministratori, giovani attivisti e su cosa è stato ed è la presenza della camorra nei territori vesuviani.

Per chi, come me, ha studiato gli effetti del Terremoto del 1980 in Campania –  conoscendo le inchieste e i verbali delle due principali commissioni parlamentari d’inchiesta che si sono occupate dell’argomento (quella sul Post-terremoto e quella sulla Camorra) – il racconto è noto, mentre dal fondo carsico del vissuto dei  nostri interlocutori emerge la storia di una generazione, giovane 30 e 40 anni fa, che per sopravvivere andò via di li. Ancora oggi entrambi i nostri accompagnatori abitano altri territori, seppur limitrofi, e tornano ad Ottaviano per portare avanti quelle azioni di riconquista dei territori coinvolgendo le più ampie risorse possibili a prendersi cura del Vesuvio attraverso il Castello e delle altre aree della città attraverso il Museo Aperto (altro bene monitorato).

Quando torniamo a occuparci del Castello – entrando in esso solo dove è possibile (perchè il primo piano è un cantiere) – veniamo accolti dalla storia: quello della famiglia dei Medici e delle sue principesse che ne ereditarono e abitarono il bene fino ai primi anni 70, accompagnata da stemmi, affreschi, architetture; quella più oscura degli anni successivi, dei cutolinani con gli abusi edilizi, e poi quella degli anni dell’abbandono, dei mobili antichi lanciati dai balconi e delle azioni per affermare, anche con una semplice insegna, che quel luogo era ora del Comune e, infine, quella della stessa amministrazione che preferiva che “altri” apponessero il cartello.  Quando provo ad approfondire la storia della Nco al castello trovo una certa riluttanza del mio interlocutore, più incline a dare forma a quella che dal medioevo si ferma all’alba degli anni 70 e, con un salto temporale, riprende ora con i disabili che coltivano l’orto, con l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio che gestisce i piani terra e con il Comune che sta ristrutturando il piano superiore e tutti i dubbi sulla sua definitiva destinazione d’uso.

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Nonostante il ruolo ricoperto dell’immaginario collettivo la simbolizzazione emozionale della confisca del Castello e nonostante la figura “civica” del mio interlocutore sia costruita proprio sulla lotta alla Camorra, la storia delle pratiche cutoliane nel castello (i summit, i luoghi, gli ingressi, le sentinelle) cade nell’oblio, viene tacciata di spettacolarizzazione e rimossa come un tabù. Eppure dare voce a questa storia, per quanto sia mai del tutto vera, catturerebbe quelle generazioni che non la hanno vissuta e quelle che la hanno solo immaginata, racconterebbe con una diversa memoria dello sguardo, dell’attivismo presente nel territorio, della costruzione assidua di reti di prossimità, del senso dell’esperienza nella cura di un bene confiscato. Ma forse questo racconto è ancora lontano dal quel momento in cui si decide chi ha vinto e chi ha perso, perchè chi costruisce la storia, dando voce alla memoria collettiva, è sempre il vincitore.  Forse questa storia, per ora, non ha ancora deciso chi sono gli invasori e chi i conquistati. Forse per questo, uno dei nostri interlocutori non ha detto che i disabili che si occupano dell’orto nel castello sono i “suoi” disabili, inseriti in un progetto di una cooperativa sociale (cosa che abbiamo scoperto il giorno dopo lavorando tutti insieme a compilare la scheda e a cercare informazioni in rete).

Però, poi c’è ancora un’altra storia da raccontare, quella di una istituzione che in questo mezzogiorno d’Italia, sta a presidio di un bene e di un territorio: l’Ente Parco Nazionale Vesuvio, affidatario di parte del Castello. E’ questo ente che permette che il bene confiscato sia continuamente assediato con uffici, riunioni e iniziative, che sia la cerniera tra due luoghi potenzialmente esplosivi: una cittadina in cui abitano ancora moltissimi componenti della criminalità organizzata e il Vesuvio contemporaneamente rischio e risorsa di questo territorio.

Ma questa è un’altra storia.

Buon civic hacking a tutti,

Ilaria Vitellio

#OPMeeting con Open Pompei e Libera: parte la mappatura dei beni confiscati alle mafie

Lo scorso fine settimana (8 e 9 Marzo) abbiamo deciso di “testare sul campo” una procedura di monitoraggio in stile Monithon per visitare non solo i progetti finanziati dalle politiche di coesione per il riuso sociale dei beni confiscati alle mafie, ma anche, per la prima volta, dei beni che NON ha ricevuto finanziamenti pubblici. Con le visite alla sede di Radio Siani e al Castello di Ottaviano inizia dunque un nuovo esperimento: migliorare la prassi del monitoraggio civico allargandosi al di là dei progetti finanziati dalle sole politiche di coesione (entrambi i beni visitati infatti sono beneficiari di finanziamenti di altra natura oppure dati in semplice concessione d’uso al gestore).
Comincia così un un intenso weekend di monitoraggio nel territorio di Napoli: sabato in giro a visitare i beni e domenica a mettere su carta i dati raccolti e le nostre impressioni
Relativamente al tema specifico dei beni confiscati, le informazioni che siamo andati a cercare si basano su un modello di scheda comune messa a punto in un gruppo di lavoro della giornata di formazione di Libera sul tema, che si è svolta a Roma lo scorso 25 Gennaio con rappresentanti delle esperienze di mappatura esistenti dell’Associazione Libera di tutta Italia, membri del team di OpenCoesione, un rappresentante dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati alla mafia e della Regione Toscana.
La scheda si trova ora qui, selezionando dal menu a tendina “seleziona il tipo di report” la voce “beni confiscati con altri finanziamenti o senza finanziamenti”.
La scheda di monitoraggio sottopone alla riflessione di alcuni temi complessi, quali la sostenibilità economica e l’impatto sociale delle attività che nel bene confiscato si svolgono, insieme all’analisi e alla raccolta di informazioni sul contesto territoriale. Informazioni non facili da reperire in un solo pomeriggio, ma che sono fondamentali per verificare questo tipo di attività.

Proprio questi aspetti hanno suscitato un vivace dibattito nell’ambito del gruppo di monithorers al momento della stesura del report. La critica più interessante che è stata mossa è la seguente: quanto nel corso di una visita di monitoraggio si può essere dettagliati o precisi nel valutare l’impatto economico e sociale su un contesto territoriale specifico di un progetto? Chiaramente condurre le necessarie analisi di sostenibilità economica o di contesto territoriale non è affare da poco: la complessità dei problemi che si intrecciano con maggiore urgenza nei territori meridionali – per es. abbandono scolastico, criminalità, assenza di attività culturali e ricreative, sottosviluppo economico, disoccupazione – impegna nella ricerca di una soluzione alcune delle migliori menti della nostra nazione.

Dunque qual è il contributo che un report di monitoraggio civico può apportare?

La risposta è… dipende!  Dipende innanzitutto dagli obiettivi che ogni azione di monitoraggio si pone, che possono essere molto diversi.  In questo caso, la sinergia tra Monithon, OpenPompei e Libera è nata allo scopo di contribuire a una mappatura organica e comparabile dell’utilizzo dei beni confiscati in Italia, che oggi non esiste!  E’ questa la mappatura – un mosaico composto dai tanti report di monitoraggio che abbiamo iniziato a scrivere – che vorremmo portare come contributo di conoscenza all’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati e al gruppo di lavoro del Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione economica dedicato ai temi della legalità, che contribuirà alla progettazione delle azioni della programmazione comunitaria 2014-2020.
In questo caso, quindi, il report di monitoraggio non è un report di inchiesta e nemmeno una analisi di fenomeni territoriali complessi, ma questo non esclude che possa comunque riportare a volte spunti interessanti in queste direzioni. 

Inoltre, un report di monitoraggio può aiutare a migliorare il capitale civico e sociale dei nostri territori, cioè un altro dei problemi che si ritiene essere uno dei fattori principali del mancato sviluppo del Sud. “Fare rete”,  incontrarci, discutere insieme gli effetti di un progetto può aiutare ad accrescere la nostra consapevolezza dei bisogni e del potenziale di sviluppo dei luoghi in cui viviamo. Queste valutazioni non hanno nulla di “ufficiale”, né per forza scientifico, e non hanno la pretesa di diventarlo. Ma è comunque di fondamentale importanza divenire responsabili nei confronti di come viene investito il nostro denaro pubblico.

Ma non solo: dobbiamo divenirne responsabili insieme alle Pubbliche Amministrazioni, cui possiamo far giungere la nostra voce in forme di dialogo costruttivo ed informato, attraverso la nostra “relazione” su come loro stanno utilizzando le risorse di tutti per gestire – o incentivare l’utilizzo – dei beni comuni.

Lucania s’è desta per Monithon 2014

Vivo a Potenza dalla nascita, e sento di non sbagliare se dico che nella mia regione, la Basilicata / Lucania (come preferite) da qualche anno qualcosa si muove. Un movimento lento e un po’ sotterraneo, defilato, come è costume delle mia gente (“Il lucano, più di ogni altro popolo, vive bene all’ombra“, diceva Sinisgalli) ma di giorno in giorno più evidente. Abbiamo deciso, in pochi concitati giorni e dopo uno scambio di concitati brevi tweet, di aderire a Monithon, una delle cose più mobilitanti che si potevano fare per celebrare l’Open Data Day 2014. E’ stata determinante la collaborazione di Apofil, l’agenzia di formazione ed orientamento della provincia di Potenza, che ha tirato dentro le scuole, perchè il monitoraggio civico si impara da piccoli.
Ma ci sono rivoli ed addentellati di gruppi di cittadini partiti prima, o durante, o subito dopo di noi.
Provo a riassumere.

Monitoraggi organizzati con Apofil e con le scuole (per info – Ida Leone o Franca Coppola):

Monitoraggi organizzati da gruppi di cittadini:

Tutti i monitoraggi, in particolare quelli che hanno a che fare con i beni culturali, sono realizzati a sostegno della candidatura di Matera a Capitale Europea della Cultura per il 2019.

Foto di Donato Fusco.

 

AAA Cercasi aiuto sulla scheda di monitoraggio dei progetti sui beni confiscati alle mafie

Sin dalla sua nascita, Monithon ha preso a cuore il tema della lotta alle mafie promuovendo il monitoraggio civico del riutilizzo dei beni confiscati da parte di associazioni e cooperative e altre realtà sociali.  Una operazione dall’alto valore simbolico su cui lo Stato non può permettersi di fallire.
Nelle ultime settimane, si sta facendo sempre più stretta la collaborazione con l’associazione Libera – dopo la partecipazione di molti del team di Monithon alla Summer School GIA’ in Puglia, Campania e Calabria – e con il progetto sperimentale OpenPompei nell’area campana.

Un percorso si sta avviando per definire le modalità più efficaci per raccogliere informazioni, evidenze, idee, suggerimenti sullo stato dei beni e sul loro reale utilizzo in tutto il Mezzogiorno, per poi valutare, dal basso, i risultati e gli impatti dei progetti finanziati dai Programmi Europei.  Informazioni che, attraverso il team di OpenCoesione, potranno essere veicolate alle amministrazioni che gestiscono i programmi, al fine non solo di “sbloccare” eventuali situazioni di difficoltà, ma anche di impostare al meglio i bandi della prossima programmazione 2014-2020 così come previsto nell’ultima bozza dell’Accordo di Partnenariato Nazionale (pag 84 e segg).
Si tratta di oltre 100 progetti in Campania, Puglia, Sicilia e Calabria con lo scopo di ristrutturare gli immobili confiscati e permettere alla cittadinanza di riappropriarsi di uno spazio pubblico.

Per capire meglio cosa vuol dire monitoraggio civico su un bene confiscato, qui si trova il racconto del primo Monithon a Ottaviano (NA) e la relativa scheda di monitoraggio civico.

Inoltre, da qualche settimana è possibile visualizzare e informarsi su questi progetti direttamente a partire dalla mappa di Monithon.it: basta selezionare, nel menu sulla destra, i Progetti di riutilizzo dei beni confiscati alle mafie.  Appariranno delle “chiavette” in corrispondenza della localizzazione di ciascun bene. Cliccando sulla chiavetta si può accedere alle informazioni contenute sul portale nazionale dei Fondi europei OpenCoesione.gov.it e rilasciate dalle Amministrazioni responsabili (il Ministero dell’Interno e le Regioni).  Una mappa molto simile a quella pubblicata dalla Regione Puglia nell’ambito dell’iniziativa Libera il Bene.

mappa beni

—- Ora occorre definire tutti insieme quali informazioni andiamo a raccogliere, definendo una griglia di domande efficaci! —-

Nel documento qui sotto abbiamo fatto una prima ipotesi di scheda di monitoraggio, per cui stiamo ricevendo da Libera i primi contributi.
Tutti – singoli o associazioni – possono farci avere la propria opinione commentando le domande direttamente nel documento oppure scrivendo a redazione@monithon.it

Per parlare della scheda e della mappatura saremo presenti  ai Forum regionali di Libera domani a Napoli e  mercoledì 18 a Bari.  Intanto buona lettura! 🙂

Alle pendici del magico Vesuvio

La giornata è cominciata con un viaggio sulla epica circumvesuviana, la rete ferroviaria che come un tralcio di vite abbraccia il Vesuvio e accarezza il Golfo di Napoli. Noi seguiamo il ramo che “abbraccia”, direzione Sarno, fermata: Ottaviano. Ci aspettano lì gli amici di Libera Campania per il secondo degli appuntamenti alla Summer School GIA (Giovani imprendotirialità Innovazione), dove si parlerà di politiche di coesione e monitoraggio civico, Monithon all’ordine del giorno.

Ad accoglierci Antonio D’amore (responsabile di Libera Campania), un caffè già zuccherato (in tazzina calda) e lo splendido Castello Mediceo. Il palazzo è un bene confiscato alla famiglia Cutolo: oltre 160 stanze, al margine di un bosco, una vista incredibile e accoglienti scuderie dove si è svolto l’incontro della Summer School. Sapevamo che il palazzo è oggetto di un progetto finanziato con fondi strutturali, per la creazione di un laboratorio teatrale per i giovani del luogo. Antonio su questo non sa dirci molto di più (la gestione è del Comune di Ottaviano) e comunque il progetto è avviato da poco. Tuttavia ci accompagna, stanza per stanza, e ci racconta quante altre cose si potrebbero fare lì dentro: c’è spazio per una foresteria, c’è un bellissimo cortile da dedicare alle serate estive e tante stanze da rimettere a posto e attrezzare, affrescate e davvero sontuose. Si è già provato ad utilizzare gli spazi (come in occasione di “Vesuvinum”, degustando Lacryma Christi e Catalanesca), ma farebbe comodo ottenere un finanziamento che consenta un recupero complessivo e l’utilizzo di tutte le aree. Ha sede qui l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio che utilizza un’ala del palazzo e garantisce un presidio.

Antonio ci parla anche di altre potenzialità del luogo: le coltivazioni, dove si possono coinvolgere ragazzi disabili (- che bisogna far lavorare, per renderli indipendenti -), l’uso come base per i percorsi tra i sentieri boschivi e, come già oggi, tappa dei viaggi della legalità. Poi ci parla del “magico naturale”, retaggio di tradizioni antiche, le cui tracce si possono qui cercare, scoprire, immaginare (e in effetti.. resta insoluto il mistero di alcune finestre del palazzo che appaiono – fuori – e scompaiono – dentro – ..).

Poi fa cenno ad un secondo sito, sempre ad Ottaviano, molto vicino a questo. Confiscato a famiglie rivali. Qui a gestire l’intervento di recupero con fondi europei è l’Ente Parco in collaborazione con il circolo Legambiente intitolato a Mimmo Beneventano, nell’ambito del PON FESR Sicurezza. I lavori in questo caso sono già avanzati. Chiediamo di visitarlo.

Ecco quindi il nostro primo monithon su un bene confiscato. Parliamo a lungo con i responsabili di progetto, ne conosciamo l’orgoglio e la passione. Qui ci saranno soprattutto aree verdi, adibite a percorso della memoria, ma anche orti. C’è anche una piccola e antica cappella che potrebbe essere riconsacrata. Il fabbricato che si sta riqualificando avrà diversi usi, per attività con famiglie e minori, con disabili e un piccolo cortile attrezzato. Sarà uno spazio a disposizione della cittadinanza e dei turisti, pienamente accessibile. L’idea è fare della cultura della legalità e della cultura ambientale il cuore delle azioni che saranno realizzate. Torneremo a trovare il “Museo all’aperto”, con gli alberi della legalità già cresciuti, non appena il disegno sarà pienamente realizzato.

Verso a casa, ragioniamo su un suggestivo nesso tra pensiero magico napoletano e il nostro ruolo di “monitori”. Il mago è colui che sa cogliere i segreti della natura per piegarli a vantaggio dei propri obiettivi, lo fa concentrando su un oggetto tutta la sua forza di volontà e la passione, costringendo a volte le cose a piegarsi rispetto al loro andamento originario o atteso. Pensiamo ovviamente alla “magia bianca”, buona, e ad un beneficio che il mago vuole restituire alla comunità. Beh a noi interessano quegli obiettivi (la ‘direzione’ della magia) e ci interessa la formula (il ‘modello’ adottato). Ci fa piacere constatarne il successo (altrimenti va cambiata strategia-magia). Ci interesserebbe anche cogliere quei segreti che hanno permesso al mago di focalizzare un obiettivo e arrivare al risultato. Ci piace sapere come si fanno a vedere finestre da fuori che dentro non ci sono. Anche a questo si può arrivare, ma non è da tutti.