Mumex: un progetto per i musei del Mezzogiorno

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Il patrimonio culturale ha senza dubbio un potenziale nello sviluppo e nella crescita economica dei territori, non solo per la creazione di nuovi spazi occupazionali e la valorizzazione di aree emarginate, ma anche per il miglioramento del capitale sociale innescato dalla crescita culturale delle comunità locali, dal recupero delle identità territoriali e dalla cooperazione per incentivare iniziative territoriali. Il caso del Mezzogiorno, tuttavia, dimostra che la presenza del patrimonio culturale, da solo, non è sufficiente a generare sviluppo e crescita economica: basta esaminare i dati diffusi dall’ENIT (Agenzia Nazionale per il turismo) sugli arrivi internazionali per il periodo 2012-2013.

L’Italia si colloca al 5° posto della classifica, ma su oltre 180 mln di visitatori stranieri, oltre il 60%  (100 mln circa) sono concentrati in sole quattro regioni: Veneto, Lombardia, Lazio e Toscana, nonostante una pari qualità e quantità del patrimonio culturale del Mezzogiorno rispetto a queste regioni. Con lo scopo di attuarne il potenziale nelle regioni dell’Obiettivo Convergenza, il MiBACT, insieme al DPS e ad Invitalia, ha avviato nel 2008 il progetto pilota Mumex, Poli Museali di Eccellenza nel Mezzogiorno (che dovrebbe concludersi in questo Dicembre 2014).

Il suo obiettivo è quello di potenziare l’offerta di parte del patrimonio culturale e museale del Mezzogiorno e contribuire alla crescita economica e sociale.

L’offerta culturale in Italia risulta generalmente poco competitiva: nessun museo italiano è nelle top ten dei musei più visitati al mondo per alcuna tipologia. Unica eccezione: i Musei Vaticani, che si trovano però all’interno della Città del Vaticano (quindi propriamente in un altro stato).

Gli interventi finanziati per il progetto Mumex dovrebbero facilitare l’attivazione di un circuito virtuoso di “tutela-conservazione-valorizzazione-sviluppo”. Per la sua attuazione sono stati selezionati una serie di interventi da realizzare, ritenuti utili per migliorare lo standard qualitativo dell’offerta culturale, eventualmente replicabili in tutti i musei italiani, qualora risulteranno aver avuto un impatto positivo. Per la scelta dei Poli Museali che avrebbero partecipato al progetto pilota è stata realizzato uno studio preliminare del sistema di offerta culturale, utile punto di partenza per una valutazione a posteriori dell’efficacia del progetto. La maggior parte degli interventi sono stati di natura “infrastrutturale” diretti alle strutture museali o di ripristino e conservazione del patrimonio culturale (riapertura sale chiuse, adeguamento degli impianti, integrazione delle attrezzature ed impianti di accoglienza, interventi di restauro etc), quindi “più facilmente monitorabili”: pochi gli interventi di promozione e valorizzazione (rispetto ai quali i primi risultano tuttavia funzionali e complementari).

Qualche numero sugli afflussi nei musei italiani

Nella top ten dei musei d’Arte più visitati nel 2013, secondo i dati forniti dall’Art Newspapernell’Aprile 2014, come già scritto ci sono solo i Musei Vaticani. Qui l’elenco completo dei primi 100 classificati: il primo museo italiano è la Galleria degli Uffizi, al venticinquesimo posto.

Museo Luogo Numero di visitatori annui
1 Louvre Parigi, Francia 9,334,435
2 British Museum Londra, Regno Unito 6,701,036
3 Metropolitan Museum of Art New York, Stati Uniti 6,226,727
4 National Gallery Londra, Regno Unito 6,031,574
5 Musei Vaticani Città del Vaticano, Roma 5,978,804
6 Tate Modern Londra, Regno Unito 4,884,939
7 National Palace Museum Taipei, Taiwan 4,500,278
8 National Gallery of Art Washington, D.C., Stati Uniti 4,093,070
9 Musée National d’Art Moderne Parigi, Francia 3,745,000
10 Musée d’Orsay Parigi, Francia 3,500,000

Se si allarga la ricerca a tutti i musei (non solo quelli d’Arte dunque), la situazione peggiora. La figura di seguito riporta una infografica elaborata dall’Economist a partire da dati estrapolati dal report annuale 2013 sui numeri di visitatori in parchi tematici e musei curato da AECOM(Architecture, Engineering, Construction, Operations and Management) e TEA (Themed Entertainment Association). I Musei Vaticani scivolano in ottava posizione (quarta però per la classifica europea). Al primo posto ancora una volta il Louvre con i suoi oltre 9 milioni di visitatori l’anno (una curiosità:  Magic Kingdom, il primo parco tematico costruito all’interno del Walt Disney World in Florida, raggiunge il doppio dei visitatori annui del Louvre: l’attrattività di Mickey Mouse è irraggiungibile!)

AECOM attendance museum

I Poli Museali di Eccellenza a Napoli

Il progetto  ha selezionato 21 candidature a Polo Museale (come potete vedere nell’immagine di copertina). Per ciascuno dei Poli la cui candidatura è stata ammessa, sono stati progettati diversi interventi (qui sono descritte le prime progettazioni avviate), finanziati dal CIPE o a valere sulle risorse del POIn Attrattori culturali, naturali e turismo, lo stesso programma operativo nell’ambito del quale è stato finanziato il Grande Progetto Pompei.

Alcuni degli interventi del progetto Mumex ricadono nella stessa area vesuviana e sono -in una certa misura- correlati tra loro ed a Pompei stessa, dal momento che gli interventi andrebbero letti come integrati e finalizzati alla costruzione di un sistema attrattivo anche all’esterno dei singoli Poli Museali, attraverso la riqualificazione del contesto locale e dell’offerta culturale territoriale ed il miglioramento delle condizioni di accessibilità ai siti.

Non basta restaurare il patrimonio, assicurarne la tutela, allestire i musei con tecniche innovative o incentivare la fruizione. Il caso del sito e del museo dell’area archeologica di Paestum è esemplificativo, essendo poco collegata e poco visitata, nonostante la qualità e quantità dei monumenti e dei reperti esposti. Nuovi investimenti sono stati promessi a valere sui Fondi Strutturali a titolarità Mibact 2014-2020: riqualificazione del museo e treni ad alta panoramicità (qui un’articolo sulle dichiarazioni del ministro D. Franceschini rilasciate a Napoli in apertura del Forum Europeo del Turismo dello scorso Ottobre)

Quattro tra i progetti finanziati nell’ambito del Mumex sono relativi a Poli Museali della città di Napoli.

Uno è relativo al MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli), che accoglie -tra l’altro-  collezioni provenienti da Ercolano, Pompei e Stabia.

Nella scheda sul MANN sul sito del Mumex si esplicitano gli obiettivi generali delle progettazioni che sono state avviate:

I principali interventi progettati per il MANN riguardano opere di natura strutturale e di valorizzazione degli spazi espositivi e tendono ad esaltare l’eccezionalità del patrimonio archeologico oltre che a recuperare la funzionalità della struttura.

Di seguito le tre schede di OpenCoesione relative agli interventi progettati:

Le altre tre candidature “napoletane” a Poli Museali di Eccellenza sono:

Per quanto riguarda Napoli Capodimonte, leggendo la scheda relativa sul sito Mumex e facendo una ricerca su OpenCoesione, si trovano una serie di progettazioni coerenti con gli obiettivi esplicitati: (…) la definitiva apertura del Museo anche nelle ore pomeridiane e serali, la necessità di valorizzare le aree dei giardini verso il belvedere orientale e quello meridionale (luogo di esclusive letture del paesaggio urbano e dell’intero Golfo di Napoli), la possibile integrazione con la più ampia area del parco monumentale attribuiscono alle opere un significativo valore strategico.

In ogni caso andrebbe verificata la pertinenza al progetto Mumex:

Per quanto riguarda Cuore di Napoli e Palazzo Reale, alcuni progetti relativi rintracciati sul portale OpenCoesione sono:

Mumex ha migliorato l’offerta culturale nel Mezzogiorno? I risultati dello studio preliminare di offerta culturale

La valutazione ex ante ha prodotto nel 2010 una analisi della competitività dell’offerta museale del Mezzogiorno e benchmark per la valutazione delle 21 candidature a Polo Museale di eccellenza, i cui risultati sono liberamente consultabili e scaricabili qui.

L’analisi di scenario e delle tipologie museali rileva che il patrimonio culturale del Mezzogiorno concentra al suo interno quasi la metà di tutto il patrimonio archeologico. In Italia, e nel Mezzogiorno in particolare, l’offerta museale è arricchita dalla possibilità di apprezzare anche il territorio in cui sono nati i beni culturali esposti. Si tratta di un rapporto di immediatezza fisica: uscendo dai tanti musei archeologici è quasi sempre visitabile, a poca distanza o addirittura intorno al museo, il sito archeologico da cui i reperti esposti nel museo provengono. Questo è un vantaggio competitivo proprio di pochi paesi al mondo e certamente non replicabile.

L’analisi di benchmarking ha permesso di individuare gli scostamenti tra l’offerta dei musei nel Mezzogiorno e quella di alcuni importanti musei di paragone italiani ed esteri, individuando infine alcune buone pratiche adottate con riferimento a funzioni  ritenute strategiche ai fini di una loro eventuale replicabilità per i musei del Mezzogiorno (servizi di accoglienza, didattica, edutainment, mostre ed esposizioni, marketing e comunicazione, formazione del personale, fundraising e modelli di gestione).

L’analisi di benchmark sulla comunicazione museale si articola in otto schede compilate per ciascuno dei poli museali candidati:

  1. anagrafica
  2. sito
  3. elementi di museografia e museologia
  4. analisi e studio degli elementi che contribuiscono alla comunicazione museale
  5. servizi per l’utenza
  6. rapporti con il territorio e con le comunità che vi risiedono
  7. elementi di mito
  8. analisi della domanda

Sarebbe interessante provare a aggiornare i dati qui forniti a quasi un lustro di distanza per capire se ci sono dei miglioramenti misurabili nei vari parametri utilizzati nelle 8 schede ed altri spunti interessanti potrebbero giungere dall’incrocio con altri dati.

Relativamente alla scheda 4, ad esempio, sarebbe interessante rapportare quei dati a quanto riportato da Museum Analytics, piattaforma web creata dal collettivo tedesco INTK che rielabora i dati statistici raccolti a livello globale dal Walker Art Center di Minneapolis, che da tempo ha avviato un sistema di censimento delle attività di promozione e comunicazione dei diversi musei.

Museums Analytics stila sulla presenza on-line delle principali collezioni pubbliche e private al mondo. Valutando il traffico dei rispettivi siti web, monitorando soprattutto la vitalità dei vari profili sui social network (FacebookTwitter) Nella top 100 il primo museo italiano che si incontra dopo moltissime posizioni è il MAXXI (Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo).

Da tesista a monithoner: i report salernitani di Palazzo Fruscione e dell’impianto di compostaggio

Nello scorso gennaio Giovanni Ragone, cittadino di Salerno, nell’ambito della sua tesi di laurea sull’utilizzo dei fondi europei per lo sviluppo territoriale, ha monitorato il progetto di recupero edilizio e restauro di Palazzo Fruscione: qui potete leggere il report.
Palazzo Fruscione è un edificio dal “lunghissimo passato”: sorge su terme romane (le stesse su cui sorge San Pietro a corte) i cui ambienti sul finire dell’Impero vennero riutilizzati come chiesa con annesso cimitero e ricompresi in età longobarda nel giardino del palazzo del principe Arechi II. Nel XII secolo nacque l’attuale Palazzo Fruscione, come residenza nobiliare normanna. Da allora l’edificio ha subito molte trasformazioni, ospitando un ospizio di carità, stalle, botteghe altomedievali, fino a divenire residenza privata. L’intreccio di queste fasi si legge nelle architetture e negli affreschi recuperati ed oggi visibili all’interno del palazzo.
In questi giorni Palazzo Fruscione ospita la prima edizione Biennale d’Arte Contemporanea (11-25 Ottobre): una rassegna internazionale che da occasione ad artisti noti e meno noti del panorama locale di aprire canali di comunicazione con la scena internazionale, diventando così motore di un rinnovamento culturale e turistico. Il sindaco Vincenzo De Luca ha così spiegato la scelta di Palazzo Fruscione come sede dell’evento (qui il video): “Abbiamo collocato questa mostra di arte contemporanea in uno dei luoghi più belli e carichi di storia della nostra città (…). La grande storia longobarda e normanna e l’arte contemporanea: la ricchezza di un paese nasce dalla capacità di far convivere le diverse stratificazioni culturali; un paese è vivo se riesce a difendere la sua tradizione, il suo ambiente storico, ma se ha anche il coraggio di realizzare cose nuove.”

Sul riutilizzo di questo importante bene architettonico recentemente recuperato e restaurato, ci auguriamo possa arrivare a breve un secondo monithon dopo quello di Giovanni Ragone: nel frattempo, ecco il racconto di come lui è diventato un umarell.

Questo è sempre stato il mio obiettivo, sin da quando iniziai a studiare tale tematica.
Nel 2008, durante una lezione del corso sui finanziamenti delle aziende pubbliche, il mio docente ci illustrò tale argomento e ne fui subito colpito: egli provò a darci qualche dato, ma non seppe dirci altro che: “ogni anno la Regione Campania e l’Italia intera rimandano al mittente miliardi di euro perché non siamo in grado di utilizzare tali risorse, e fino ad oggi, siamo stati tra gli ultimi in Europa”.
Ritenni insufficiente questa spiegazione: decisi di approfondire. Provai ad informarmi un po’ sulla rete ed un po’ sui libri, ma quello che trovai era davvero molto vago e confuso, così decisi di spendere parte del mio tempo libero per approfondire l’argomento.

giovanni

La mia curiosità di scoprire e verificare se l’amministrazione comunale a me più vicina, il Comune di Salerno, stesse adoperando e/o applicando le stesse tecniche che io studiavo all’università era enorme.
Per avere un’idea diretta delle opere in via di realizzazione, spesso ho fatto sopralluoghi nei cantieri in compagnia di mio zio che, nel suo lavoro di cronista locale per un quotidiano, si era interessato ai lavori pubblici in via di realizzazione. Passeggiare per la città osservando attentamente quello che, giorno dopo giorno, accadeva e mutava nel tessuto urbano, era diventata la mia piacevole passione. Ero, e sono convinto, che solo ampliando le conoscenze su tutto quello che avviene nella propria realtà cittadina, si possa essere in grado di esprimere un giudizio consapevole sull’operato della pubblica amministrazione.

Attraverso il monitoraggio civico ogni singolo cittadino può esercitare il proprio diritto di cittadinanza attiva e far si che possa essere parte integrante di un sistema di pubblica amministrazione sempre più aperto e partecipato. Oggi il cittadino si informa, indaga e scopre quanto più possibile per poter far sentire la propria voce ed essere finalmente ascoltato.

La tematica dei fondi europei continuava ad incuriosirmi: le informazioni a disposizione erano insufficienti, mentre oggi, specialmente negli ultimi mesi, sembra che l’intera questione abbia finalmente una centralità nella vita politica del nostro Paese anche in virtù del fatto che le risorse ordinarie a disposizione degli enti locali sono diminuite in maniera considerevole.
Così decisi di realizzare il mio elaborato finale su tale argomento, cercando di far luce, possibilmente in cifre, su quello che veniva realizzato con tali risorse e quanto dei Fondi Europei per lo Sviluppo Regionale (FESR) andava perduto.

Nel luglio 2012 ecco la svolta inaspettata. Durante un’edizione del TG1 apprendevo la nascita del portale Opencoesione su un’iniziativa dell’allora Ministro Fabrizio Barca.
Nel febbraio 2013, grazie all’attivismo ed all’intuizione della professoressa Daniela Vellutino, il team di Opencoesione veniva direttamente nella mia università per presentare il progetto (qui il video). Avevo quindi l’occasione di condividere con loro tale mia passione e sciogliere ogni dubbio sui contenuti della ricerca.

giovanni ragone

Quella giornata fu decisamente una delle più importanti per convincermi definitivamente a lavorare a tale progetto, insieme alla mia successiva partecipazione al Forum PA del mese di maggio, in cui ad Opencoesione fu assegnato il premio per la “Trasparenza dinamica”.
Terminati gli esami passai mesi e mesi a raccogliere dati, monitorare opere e a tenermi sempre più informato per poter realizzare al meglio tale lavoro e non farmi sfuggire nessun particolare.

L’11 dicembre 2013, finalmente ho realizzato quello che era stato il mio sogno per tanto e troppo tempo, discutere la mia tesi sui fondi europei e pubblicare due report di monitoraggio su progetti della mia città: uno sull’impianto di compostaggio (come parte integrante della mia tesi) e l’altro su Palazzo Fruscione.

Giovanni Ragone

Guida al Monithon a Pompei: conto alla rovescia -16 mesi

Il crollo della Schola Armorum nel Novembre 2010 è stato il primo di una serie di cedimenti strutturali che hanno interessato l’area archeologica di Pompei. Non è interessante la disamina delle cause in questa sede: ne sono state elencate moltissime ad ogni nuovo crollo, mancata esecuzione della manutenzione ordinaria, indebolimento delle strutture antiche causato dalle sovrastrutture in cemento risalenti ai restauri degli anni Ottanta, dissesto idrogeologico, etc. Al di la di esse, si è fatta strada la consapevolezza che la bellezza di Pompei, parafrasando Ovidio, è un “bene fragile”.

– GUARDA LA MAPPA DEI CROLLI A SCHERMO PIENO –

GPP- cedimenti strutturali nell’area archeologica dal 2010.

L’Unione Europea nel 2012 è intervenuta a sostegno dell’area archeologica con lo stanziamento di 105 milioni di euro di fondi strutturali a valere sui fondi POIn, Programma Operativo Interregionale Attrattori culturali, naturali e turismo per il  Grande Progetto per la tutela e la valorizzazione dell’area archeologica di Pompei (GPP). Il GPP non è un semplice progetto di restauro (anche se gli interventi diretti sul patrimonio archeologico assorbono gli stanziamenti maggiori), ma si articola in diversi obiettivi e azioni, affinché non si lavori solo sull’emergenza ma in prospettiva: ai cantieri si affiancano la ricerca (diagnosi e monitoraggio del sito), il rafforzamento della struttura organizzativa e tecnologica della Soprintendenza, un piano sicurezza ed uno dedicato alla fruizione ed alla valorizzazione.

Le tappe principali del GPP.

A Dicembre 2015 scadono i termini per portare a conclusione i progetti finanziati dal ciclo 2007-2013, e dunque anche i cantieri del GPP. Il rischio è ovviamente quello di dover restituire i fondi per mancata utilizzazione. Un rischio reale: sono stati consegnati soltanto 2 cantieri. Ad oggi sono stati spesi poco più di 1,5 milioni di euro e circa 25 sono stati impegnati. Altri interventi saranno banditi nei prossimi mesi, si può supporre con un ritmo sostenuto in virtù dell’accelerazione delle attività da cantierizzare.

Il Piano di Azione firmato lo scorso 17 Luglio stabilisce il calendario del processo attuativo del Grande Progetto Pompei, con un progresso nell’avanzamento della spesa che potete leggere nella figura di seguito.

Piano di Azione GPP

Qual è il contributo che il monitoraggio civico può dare per favorire il Piano di Azione del GPP?

I cantieri del GPP sono facilmente riconoscibili all’interno dell’area archeologica grazie al cartello dell’immagine a destra. I cittadini potrebbero, per i cantieri o gli interventi in corso, contribuire alla verifica dello stato di attuazione. Come già si suggeriva in questo post, inserendo i QR codes nei cartelli con il logo dell’UE che segnalano la presenza di un progetto finanziato dai fondi strutturali, ogni visitatore potrebbe, fotografando il codice riportato sul cartello con il proprio smartphone, trovare il link alla pagina web dedicata a quel progetto, con tutte le informazioni rese disponibili dalle amministrazioni. Nel caso specifico, inserendo i QR codes nei cartelli che segnalano i progetti finanziati dal GPP, ogni visitatore potrebbe accedere ai dati resi disponibili su OpenCoesione.

Anche in attesa dei QR codes è possibile verificare l’avanzamento del GPP, contribuendo come cittadini alle azioni di monitoraggio individuate dal Piano di azione per il raggiungimento degli obiettivi di avanzamento (allegato 2): verifica periodica delle attività sia in fase di progettazione sia in fase di esecuzione, attraverso il monitoraggio del rispetto delle scadenze intermedie previste dalle schede di progetto di ciascun intervento, segnalazione in tempo reale di eventuali scostamenti e pronta individuazione delle più efficaci misure risolutive.

Il Piano di Azione  riporta (allegato 1) il piano di monitoraggio, con l’elenco dei cantieri, delle gare di appalto e delle progettazioni in corso, con l’indicazione dell’apertura e chiusura prevista del cantiere e delle cifre destinate in euro.

Inoltre vi è un elenco delle nuove progettazioni utili al recupero delle economie di gara, da attivare con il Piano di Azione. Infine riporta (allegato 3) quanto previsto per cantieri e gare in corso e per le progettazioni nel dettaglio, per ciascuno dei cinque piani operativi.

Per questo monitoraggio, i cittadini hanno uno “strumento in più” da incrociare ai dati provenienti da OpenCoesione: sono stati rilasciati in formato aperto su Pompeiisites  i dati amministrativi sui cantieri del GPP. Il portale della Trasparenza è nato dalla collaborazione tra la Soprintendenza, la Direzione Generale del Grande Progetto Pompei e OpenPompei.

Come funziona il Portale della Trasparenza del GPP.

Tra i dati riportati nelle schede dei singoli progetti, c’è anche il Codice Unico di Gara (CIG), della cui importanza per tracciare i flussi finanziari si è già detto in questo post, dove si faceva riferimento anche al progetto Open Contracting, promosso dalla Banca Mondiale, che sta sperimentando uno standard unico a livello globale per la pubblicazione dei dati sugli appalti (qui la loro guida), di cui lo scorso 4 Settembre è stata rilasciata una versione beta (e la cui versione 1.0 è prevista per il prossimo 30 Settembre).

Il GPP nel dettaglio.

Le informazioni che sono riportate di seguito possono essere uno strumento utile per chi fra voi decida di monitorare uno dei cantieri del GPP. Si tratta di un progetto di enorme complessità e proprio per questo vogliamo fornirvi un aiuto ed uno stimolo ulteriore (se l’unicità dell’area vesuviana non fosse di per se sufficiente).

Il Grande Progetto Pompei è articolato in 5 piani operativi:

  1. piano della conoscenza;
  2. piano delle opere;
  3. piano per la fruizione, il miglioramento dei servizi e della comunicazione;
  4. piano della sicurezza;
  5. piano di rafforzamento per capacity building  e per rafforzamento della struttura organizzativa e tecnologica

I cinque piani operativi in sintesi.

Di seguito sono riportati i progetti conclusi o i cantieri e gli interventi avviati per ciascuno dei 5 piani operativi. Ove possibile è stato riportato il link alla scheda su OpenCoesione, il CUP e il totale del finanziamento.

1- piano della conoscenza: prevede due gruppi di interventi:

– interventi diagnosi e monitoraggio dello stato di conservazione di Pompei in modo da programmare la futura manutenzione ordinaria grazie alla mappatura di ogni singola struttura o evidenza archeologica tramite una planimetria in dwg in scala 1:50 di tutta la città antica, una battuta fotografica ortorettificata delle strutture murarie che consentirà di avere un modello 3d di tutti gli alzati e una schedatura dello stato di degrado;

– indagini diagnostiche funzionali agli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico, per evitare smottamenti del terreno sulle strutture antiche;

gara in corso: affidamento in 6 lotti dei servizi di diagnosi e monitoraggio dello stato di conservazione;

cantiere in corso: indagini diagnostiche e studi per la mitigazione del rischio idrogeologico dei pianori e dei fronti scavo.

2- piano delle opere: interventi diretti sul patrimonio archeologico. I primi 39 progetti erano già stati redatti dalla Soprintendenza; gli altri 16 sono individuati sulla base delle risultanze del piano della conoscenza. Esso prevede due gruppi di interventi:

– restauro, manutenzione e messa in sicurezza delle strutture e degli apparati decorativi con interventi puntuali, e quindi limitati a singole domus, ed areali, con lavori di messa in sicurezza di intere regiones;

– interventi per il dissesto idrogeologico, la recinzione e l’illuminazione dell’area perimetrale degli scavi.

 

Interventi conclusi
Cantieri in corso
Gare in corso di aggiudicazione definitiva o in corso

 

 

  • lavori di restauro dell’Insula 15 Regio VII
  • adeguamento e revisione recinzione perimetrale
  • adeguamento e revisione dell’illuminazione perimetrale

 

 

 

3- piano per la fruizione, il miglioramento dei servizi e della comunicazione: lavori di ampliamento, recupero, valorizzazione e qualificazione dei percorsi di visita e delle aree verdi; miglioramento della segnaletica, dell’informazione e della promozione dell’area archeologica.

interventi in corso: convenzione SAPES-ALES SpA per il personale di supporto al rafforzamento della struttura organizzativa della Soprintendenza.

4- piano della sicurezza (a valere sui fondi del PON Sicurezza per lo Sviluppo): potenziamento ed estensione del sistema di videosorveglianza e messa in sicurezza degli impianti; copertura wifi all’interno dell’area archeologica.interventi in corso: convenzione SAPES-ALES SpA per il personale di supporto al rafforzamento della struttura organizzativa della Soprintendenza.

interventi in corso: una nuova sicurezza per il parco archeologico di Pompei (F69G12000100006): 3.625.200,00€

gara in corso: sistema di videosorveglianza.

5- piano di rafforzamento per capacity building  e per rafforzamento della struttura organizzativa e tecnologica: adeguamento delle dotazioni e delle attrezzature tecnologiche per le indagini e al monitoraggio del sito e delle sue strutture e miglioramento delle capacità gestionali, organizzative, operative e delle competenze tecniche della Soprintendenza di Pompei, Ercolano e Stabia.

gara in  corso: affidamento del Sistema informativo del Grande Progetto Pompei;

interventi in corso:

Monithon e OpenCoesione sono la best practice italiana candidata agli OGP Awards!

Si è conclusa la consultazione pubblica per selezionare la candidatura italiana agli Open Government Awards 2014, lanciati nell’ambito dell’Open Government Partnership.

La partnership OpenCoesione-Monithon, che include anche A Scuola di OpenCoesione, è risultata vincitrice con l’82% dei voti!

Maggiori informazioni sui risultati sono disponibili sul sito della Presidenza del Consiglio – Dipartimento Funzione Pubblica.

Entro oggi la candidatura italiana verrà registrata sul sito degli Open Government Awards, per poi sottoporre un documento più dettagliato per la giuria entro giugno. La selezione dei vincitori avverà invece a luglio.

Siamo rimasti colpiti non solo dalla percentuale elevatissima di voti raccolti nei pochi giorni disponibili, ma soprattutto dai 41 commenti lusinghieri che ci spronano a continuare il nostro percorso con rinnovato entusiasmo e la stessa dose di apertura e inclusività verso chiunque voglia dare il proprio contributo.

Vi aspettiamo qui su monithon.it e in mailing list per pianificare il vostro prossimo monithon!

GRAZIE DI CUORE A TUTTI!

 

“Esempio da manuale. OpenCoesione è un’iniziativa governativa abilitante; Monithon è un esempio di ciò che i cittadini possono fare a partire da una saggia politica di dati aperti”

“Di monithon apprezzo molto l’apertura e la condivisione che mettono in pratica nelle attività. Semplice da seguire e facile coinvolgere nuove persone. Spero venga premiato e si diffonda ad altre categorie di fondi controllati”

“Progetto diffuso in tutta Italia ma con una rete nazionale, ammirato e studiato a livello internazionale, che unisce educazione tecnica e educazione civica e offre gli strumenti per utilizzare realmente open data”

“Un’iniziativa che promuove concretamente l’impegno e il coinvolgimento attivo dei cittadini, senza richiedere competenze particolari. Un’esperienza che ha permesso a tanti cittadini di raccontare delle storie, denunciare cattive pratiche ma anche diffondere le buone pratiche”

“Uno dei migliori contributi internazionali allo studio dell’open-government e alle metodologie di partecipazione civica”

“uno dei più importanti esempi di monitoraggio civico e di partecipazione dal basso”

“La piattaforma Monithon è molto friendly, fruibile e quando dialogherà in modo orizzontale con OpenCoesione sarà un modello da seguire per ogni PA”

“Ottima idea per coinvolgere i ragazzi con le problematiche quotidiane delle loro città, tutti ottimi progetti, ma a Monithon sono legato da profondo affetto con tutti i suoi referenti e per la passione e l’originalità nell’approccio”

“Monitoraggio civico è il primo passo del percorso di esperienza di cittadinanza attiva e reattiva. Per formarsi cittadini capaci di osservare, valutare, controllare e comunicare opere e interventi realizzati con i fondi pubblici”

Monithon candidata italiana all’OGP Award: si vota entro il 28 maggio!

Monithon.it è stata selezionata dal governo italiano tra le 4 best practices nazionali in lizza per diventare l’iniziativa che rappresenta l’Italia all’Open Government Partnership Award, prestigioso premio internazionale dell’Open Government Partnership.

Inizialmente selezionati come iniziativa autonoma, abbiamo poi raccolto con grande piacere l’invito del Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica a partecipare assieme a due progetti governativi che seguiamo, come è noto, molto da vicino: OpenCoesione, il portale open data su cui si basa la nostra iniziativa di monitoraggio, e A Scuola di OpenCoesione, il nuovo meraviglioso progetto di “didattica opengov” che utilizza il metodo e gli strumenti di Monithon.it nel VOTA MONITHON! :)proprio percorso didattico.

Le regole del premio prevedono che la candidata dall’Italia sia decisa attraverso una selezione pubblica: per votare la triade Monithon, OpenCoesione e A Scuola di OpenCoesione basta partecipare a questa consultazione su partecipa.gov.it!
Tempo stimato: circa un minuto 🙂

I nostri concorrenti: La Bussola della TrasparenzaPartecipa! Sportelli in Rete

Per chi ancora non sapesse come funziona OpenCoesione e Monithon.it, ecco a voi il lungo servizio andato in onda ieri sera al Tg2 delle 20.30! 🙂  Grazie al prof. Luciano Monti per la bella presentazione!

Ogni anno questo premio internazionale avrà un tema diverso. Il tema di quest’anno è Citizen Engagement, pane quotidiano per i monithoners! Così lo definisce l’Open Government Partnership:

“[…] Meccanismi attraverso i quali i cittadini partecipano ed esercitano la loro influenza sul disegno e sull’attuazione delle politiche e dei servizi pubblici, con lo scopo ultimo di rendere il governo più aperto, trasparente [accountable] e sensibile ai loro bisogni”

Crediamo che questa definizione sia molto vicina a quanto quotidianamente cerchiamo di costruire.  Al Festival del Giornalismo di Perugia abbiamo avuto il grande piacere di chiacchierare a lungo con Ethan Zuckerman, Direttore del Center for Civic Media del Massachusetts Institute of Technology (MIT), che ci ha fatto l’onore di un suo bellissimo articolo in cui scrive:

“It’s easy to condemn government spending in the abstract – it’s possible that examining projects and finding them sometimes flawed, but well intended, may lead to more nuanced debate about EU cohesion funds and support for the European Parliament more broadly.”

Qui sta il punto: per criticare l’azione delle amministrazioni e della politica locale non basta rimanere “nell’astratto”, ma andare sul concreto.  Cioè studiare, analizzando i progetti a partire dagli open data disponibili ed entrando nel merito delle ragioni per cui quei fondi sono stati destinati e degli obiettivi che hanno guidato quella politica. E poi verificare, andando fisicamente a esaminare le modalità reali in cui i progetti sono realizzati e pubblicando la propria opinione e i propri suggerimenti.
In questo modo si scoprirà che il coinvolgimento delle comunità locali, che vediamo nascere in questi mesi, porta risultati molto più vicini alla collaborazione con le istituzioni che non allo scontro o alla semplice denuncia.  Anche, in particolare in questi giorni, con le istituzioni europee.

 

Il monithon di Rizzo e Stella

Il processo di degrado del Mezzogiorno è l’oggetto dell’inchiesta condotta da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella nel libro Se muore il Sud.

Un intero capitolo (E Bruxelles finanzia Don Ciccio) è dedicato proprio ai progetti finanziati dalle politiche di coesione, i cui fondi sono monitorati dal portale OpenCoesione e il cui andamento e risultato possono essere monitorati dai cittadini su Monithon.

Sergio Rizzo aveva già affrontato il tema “Fondi dell’Europa” (e sul nostro blog ne abbiamo parlato qui). La critica mossa ora dai due giornalisti  è sostanzialmente la stessa: l’Italia ha disperso i fondi delle politiche di coesione in decine di migliaia di progetti, che gli autori definiscono in maniera forte “prebende clientelari”, e questi finanziamenti a pioggia per enti ed imprese rendono, a loro parere, più difficile effettuare controlli.

“(…) impressiona che di quella montagna di pubblici denari solo due progetti (il completamento della metropolitana di Napoli e il raddoppio del passante palermitano da Brancaccio a Punta Raisi) prevedano una spesa superiore al miliardo di euro e solo altri due sopra il mezzo miliardo. Tutti gli altri stanno sotto. Un pulviscolo finissimo. Che disperde quei capitali indispensabili per le opere pubbliche e porta solo a migliaia di singoli qualche sollievo momentaneo

Di questo “pulviscolo finissimo”, vengono riportati nel testo solo alcuni progetti. Li elenchiamo qui, raggruppandoli sulla base della procedurainflatable bouncers di attivazione (che rende immediatamente comprensibile la ragione del finanziamento erogato), con la speranza che ispirino i cittadini monitoranti.

  • regime di aiuti ad imprese commerciali
  1. Trattoria Don Ciccio di Castronovo Francesco e Castronovo Salvatore  & C.
  2. Agenzia funebre di Centineo Carmelo & C.
  3. Macelleria Ileana SAS di Destro Pastizzaro Nunzio
  • regime di aiuti ad imprese artigiane
  1. Pizzo Pippo
  2. Profumo di lavanda di Cosentino MarcellaGelateria Mozart di Filippo Giancalone & C. 

Come nell’articolo della scorsa estate, anche nel capitolo preso in esame sono nuovamente oggetto di particolare menzione alcuni progetti il cui stato di avanzamento è nullo.

Alcuni fra questi  (Sistema logistico integrato del porto di NapoliQuarto mega-lotto della 106 JonicaConvenzione con il Ministero del Lavoro per piano di formazione professionaleerano presenti anche in questo post, che ha centrato infine l’obbiettivo prefissato: due dei progetti in elenco sono stati monitorati (Adeguamento ferroviario dell’area metropolitana Nord-barese, Metropolitana leggera di Sassari)!

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Anche in questo caso,  è importante dare un contributo dal basso affinché questi progetti possano essere infine portati a termine.
Per agevolare l’attività di monitoraggio abbiamo inserito i progetti bloccati citati da Rizzo e Stella sulla mappa nell’home page di Monithon.

Basta selezionarli dall’elenco sulla destra della mappa. Poi, cliccando su ciascuna icona, potete creare un report di monitoraggio civico a partire dalla informazioni di base già presenti su OpenCoesione.

Rizzo e Stella hanno forse ragione nell’affermare che i 723.354 progetti finanziati ad oggi dalle politiche di coesione sono di non facile controllo, fosse solo per una questione puramente numerica, ma Monithon ci offre la possibilità di monitoraggio capillare sul territorio nazionale, poiché ogni cittadino può pubblicare il proprio report su uno qualsiasi dei centinaia di migliaia di progetti tracciati su OpenCoesione. Inoltre esiste una diversa chiave di lettura dello stesso dato contestato, ovvero l’alto numero alto di progetti finanziati: l’ho trovata tra le FAQ di OpenCoesione.

“I progetti in OpenCoesione si riferiscono a azioni finanziate nell’ambito delle politiche di coesione e individuate da un atto amministrativo autonomo (per esempio, un bando, una graduatoria, un’intesa, un contratto, etc.). In alcuni casi più progetti sono parte di un singolo intervento o sono tra loro coordinati nell’ambito di un’unica strategia di intervento. Poiché le politiche di coesione intervengono in settori molto diversificati, i progetti possono avere dimensioni finanziarie, estensioni territoriali e contenuti tematici tra loro molto diversi.”

Senza voler entrare nel merito della questione specifica, è chiaro che un solo progetto non dice molto della strategia di intervento complessiva: il “pulviscolo finissimo” finanziato dai fondi strutturali ha come fine ultimo quello di migliorare il contesto in ambiti territoriali ben definiti, laddove le politiche ordinarie non possono per loro natura declinare soluzioni specifiche. I progetti finanziati sono dunque di taglia differente, di natura diversa e di settori differenziati e sono accomunati dall’obbiettivo di produrre uno sviluppo autonomo nelle aree arretrate.  Per questo è necessario domandarsi non solo come sono stati spesi i soldi ma anche che effetto hanno avuto gli investimenti.

Ed a questo scopo la prassi del monitoraggio civico che Monithon cerca di promuovere non si limita alla denuncia.   Allo studio dei dati di OpenCoesione (come sono stati spesi i soldi) segue sempre, da parte del “cittadino monitorante” (il cui identikit in 11 punti potete rileggere qui), la verifica sul posto, con la raccolta di evidenze: materiale fotografico, video, interviste a chi sta realizzando il progetto o ai beneficiari ultimi dello stesso etc. (ovvero che effetto hanno avuto gli investimenti).

I dati raccolti dai cittadini monitoranti sono utili non solo nel caso in cui la strategia attuata risulti fallimentare, ma anche qualora quei dati possono invece raccontare storie di “buone pratiche”: queste valutazioni saranno poi fondamentali per perfezionare le politiche finalizzate allo sviluppo, che hanno un largo margine di incertezza dovuto al fatto che non esiste una formula per promuovere lo sviluppo, ma solo strategie utili allo scopo, calibrate sulle situazioni territoriali specifiche.

#beumarell

Il monithon di Sergio Rizzo

Non è proprio un monithon, in realtà. Però Sergio Rizzo sul Corriere di oggi dedica un articolo ai “Fondi dell’Europa” e ad alcuni singoli progetti finanziati, basandosi sui dati di OpenCoesione. Il noto giornalista ha visitato il portale, ha probabilmente scaricato gli open data, e ha analizzato i dati sui progetti finanziati dalle politiche di coesione in Italia, in particolare quelli del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR).

La sua critica si concentra sulla “polverizzazione” della politica in decine di migliaia di progetti, così come riportato anche nel recente studio dell’IFEL (anch’esso basato sui dati di OpenCoesione). Secondo Rizzo, questo dato testimonia l’antica abitudine di finanziare enti e imprese “a pioggia”, una pratica poco coerente con gli obiettivi “strutturali” dei fondi europei.

Ai fini del monitoraggio civico, è però più interessante arrivare fino all’ultima colonna dell’articolo, in cui sono citati alcuni casi di progetti che potremmo chiamare incagliati. Sono progetti che potrebbero aver bisogno di “noi”; della nostra pressione e delle nostre idee.

Li riportiamo qui come ispirazione per futuri monithon, comprensivi di Codice Unico Progetto (CUP) e del link alle schede di OpenCoesione:

E’ da notare che i dati ora presenti su OpenCoesione sono più aggiornati di quelli analizzati da Rizzo. Questo significa che alcuni progetti citati come “ancora a zero” hanno iniziato a spendere le risorse loro assegnate.