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Altri due anni di monitoraggio civico: il report aggiornato sui risultati di Monithon

Dall’ultimo post sui risultati del monitoraggio civico delle politiche pubbliche, la piattaforma Monithon.it si è arricchita di quasi 300 nuovi report di monitoraggio, più del doppio di quanti erano presenti a fine 2016: 300 nuove ricerche incentrate ognuna su un progetto finanziato dalle politiche di coesione in tutta Italia. Questa crescita è un risultato straordinario, che ci rende orgogliosi di contribuire alle sperimentazioni del monitoraggio civico come metodo di uso proattivo degli open data pubblici, di partecipazione civica e accountability delle politiche pubbliche.

Dalla sua creazione, infatti, Monithon si propone come strumento e metodologia di ricerca al servizio di scuole, università, associazioni e comunità locali, in modo quasi sempre volontario e secondo la filosofia dell’hacking civico.  Vedi ancora il nostro post dell’anno scorso per capire come nasce Monithon e chi lo porta avanti.

Quest’anno siamo ancora più orgogliosi perché la qualità dei report pubblicati è in costante miglioramento. Le ricerche sviluppate negli ultimi due anni hanno incluso in quasi il 90% dei casi una visita diretta alle sedi dei progetti – un’infrastruttura o il luogo dove viene erogato un servizio finanziato da fondi pubblici – con la raccolta di dati, video, foto e documenti.  Sempre negli ultimi 2 anni, oltre il 95% dei gruppi di monitoraggio ha effettuato interviste sul campo: il 76% ha intervistato il soggetto pubblico o privato che ha ricevuto i finanziamenti, il 56% ha intervistato i cittadini della loro comunità locale per valutare l’efficacia del progetto secondo la prospettiva dei beneficiari ultimi delle politiche pubbliche. Il 38% è riuscito a intervistare direttamente i responsabili politici (sindaci, assessori comunali o regionali, presidenti di provincia, etc.). Non solo: la capacità di ricostruire la “storia amministrativa” dei finanziamenti erogati e il dettaglio di questa ricostruzione sono aspetti qualitativi che si possono apprezzare andando a leggere i report di monitoraggio a partire dalla mappa o dall’elenco. Quasi sempre sono disponibili video originali che riportano i contenuti delle interviste e i principali risultati delle ricerche – piccole inchieste di data journalism!

Questi risultati sono principalmente il frutto del lavoro incredibile del team del progetto A Scuola di OpenCoesione (ASOC), che utilizza Monithon nella tappa più importante del suo percorso didattico, chiamata “Esplorare“. Da qui si capisce come i ragazzi siano diventati così bravi a leggere, capire e utilizzare i dati pubblici per chiedere conto alle istituzioni degli investimenti effettuati nel loro quartiere o nella loro città. Solamente nell’ultima edizione 2017-2018, sono stati coinvolti circa 5000 studenti, guidati dall’impegno diretto di 300 docenti in tutta Italia.  Quasi l’88% dei report presenti su Monithon.it è il frutto di queste attività di ricerca.
A Scuola di OpenCoesione è in costante crescita anche dal punto di vista della riconoscibilità istituzionale: l’iniziativa OpenCoesione, che finanzia e coordina ASOC presso la Presidenza del Consiglio, negli ultimi anni ha contribuito a far conoscere la pratica del monitoraggio civico presso le amministrazioni regionali, le istituzioni dello Stato e quelle europee.

Non mancano però le sperimentazioni di percorsi simili anche in campo universitario. All’Università di Torino, grazie allo sforzo propulsivo del Centro Europe Direct, ogni anno si effettua un corso specificatamente dedicato alle politiche europee e al monitoraggio civico. I lavori dei team MoniTOcamera (2017) e MoniTOsitadela (2018) parlano da soli, aggiungendosi alle precedenti ricerche già di ottimo livello. A Torino è anche da seguire con attenzione uno spin-off super interessante: Monitorino.

Tra gli impegni più recenti della comunità di Monithon, oltre al supporto alle scuole e alle prime sperimentazioni universitarie – a cui si è recentemente aggiunta l’Università di Pescara con il suo corso di Urbanistica – è fondamentale il contributo alla realizzazione dell’Integrity Pact di Sibari (Calabria), che, grazie ad Action Aid, è entrato nel vivo con le prime scuole di monitoraggio civico rivolte alla cittadinanza locale. E’ un’iniziativa game changer non solo per il Ministero dei Beni Culturali e le comunità territoriali, ma anche per la Commissione Europea, che lo ha recentemente assunto a modello (vedi a pag. 26) per futuri interventi di questo tipo contro la corruzione e a favore della partecipazione civica.

In questo post vi vorremmo trasmettere un po’ dell’entusiasmo, del divertimento e delle scoperte – positive e negative – che hanno accompagnato lo sviluppo dei report di monitoraggio. Si parte, anche in questo caso, dall’analisi dei risultati del monitoraggio civico – quali progetti sono stati analizzati? Quali sono i principali “giudizi” maturati? – per poi passare ai suggerimenti indirizzati ai decisori pubblici.


I finanziamenti pubblici monitorati

Da fine 2016 a maggio 2018 i report di monitoraggio sono passati da 177 a 475: davvero un bel salto! Ciascun report, tranne limitate eccezioni, entra nei dettagli di un progetto scelto inizialmente dal gruppo di monitoraggio a partire dalla lista dei circa 950mila progetti pubblicati su OpenCoesione.gov.it.  Grazie agli open data, possiamo collegare i risultati dei monitoraggi alle caratteristiche fondamentali dei progetti monitorati come la dimensione finanziaria, le fonti di finanziamento, i temi di appartenenza.

Scopriamo così che l’ammontare complessivo delle risorse finanziarie dei progetti monitorati supera i 4,5 miliardi di euro, di cui oltre 3 miliardi monitorati nei soli ultimi 2 anni.  Oltre la metà dei progetti è finanziato dai cosiddetti “fondi europei”: in questo caso si tratta dei fondi gestiti dalle amministrazioni centrali e regionali per ridurre i divari tra le diverse aree del paese (ecco perché sono molti di più al Sud rispetto al Centro-Nord). Cresce però la quota di progetti monitorati che sono finanziati da risorse che lo Stato mette a disposizione con esattamente gli stessi obiettivi (“fondi nazionali”).  In ogni caso, si tratta di finanziamenti che trovano copertura nel bilancio nazionale, in quello europeo o in quelli regionali e locali: insomma i soldi dei contribuenti.

Sempre attraverso i dati aperti di OpenCoesione possiamo classificare i progetti per tema. Inutile dire che le ingenti risorse necessarie per costruire o migliorare le infrastrutture di trasporto si riflettono anche nel campione di progetti monitorati: ai 53 progetti su questo tema corrispondono quasi 3 miliardi di finanziamenti complessivi.  Un esempio: l’aeroporto di Crotone, la cui realizzazione è ancora in corso appena conclusa, che costituirebbe un volano fondamentale per l’economia della zona.

Rispetto al nostro ultimo post, il tema più interessante per gli utenti si conferma quello della cultura e del turismo. Si tratta di 141 progetti per un ammontare di 530 milioni – investimenti fondamentali nel nostro paese e su cui le competenze attivabili grazie al monitoraggio civico possono dare un contributo rilevante. Parliamo davvero di una miriade di interventi diversi: dal restauro della Reggia di Caserta al recupero del Teatro Apollo di Lecce (qui in inglese!), dal Convento dei Cappuccini a Grottaglie (Taranto) al Festival del Peperoncino di Diamante in Calabria.

Tra i temi c’è anche una new entry: il sesto tema più monitorato, ad oggi, riguarda l’inclusione sociale. 38 progetti finanziano, ad esempio, il riutilizzo di beni confiscati alla criminalità organizzata a scopi sociali (es. la realizzazione del Centro Studi sull’Antimafia in Calabria) o lo sviluppo di servizi assistenziali (come la Casa della Salute a Bosa, Sardegna).

Il giudizio dei gruppi di monitoraggio

Il giudizio dei gruppi di monitoraggio sui progetti pubblici visitati è il punto cruciale delle attività. Complessivamente, negli ultimi due anni il giudizio è rimasto sostanzialmente invariato. La maggior parte dei progetti finanziati (64%) conquista un giudizio positivo. Di questi, oltre due terzi sono già conclusi e ritenuti utili, e i rimanenti sono in corso ma fanno ben sperare.

Alcuni investimenti rappresentano una graditissima sorpresa per le comunità di monitoraggio, che hanno l’occasione di scoprirli e conoscerli meglio. Ad esempio, durante gli ultimi monitoraggi degli anni 2017 e 2018, è molto piaciuta la ristrutturazione del centro storico di Barletta, in Puglia. Secondo il team Ricostruendo la Storia, il progetto “ha portato ad un miglioramento della qualità di vita dei residenti del centro Storico ed ad un discreto aumento dei flussi turistici”. Anche l’impianto fotovoltaico di Montefiascone, vicino a Viterbo, ha portato ricadute positive in termini di “risparmio economico e diminuzione dell’inquinamento nell’ambiente circostante”. Un altro esempio: il museo MArTA di Taranto, che grazie ai finanziamenti pubblici “è riuscito a raggiungere nel 2016 il massimo storico di visitatori”.

Anche i ragazzi del team “Cristallo dello Zingaro” di Trapani, monitorando gli interventi per la sicurezza della riserva naturale dello Zingaro, sono rimasti colpiti: “la prima cosa che rapisce lo sguardo del turista è la bellezza senza eguali del paesaggio”. Risulta “evidente la maestria degli abilissimi operai nel cercare di rendere il tutto il più naturale possibile senza dimenticare la funzione primaria dei lavori, ossia salvaguardare chi cammina, ignaro dei pericoli che il territorio può riservare”.

I progetti con problemi sono invece circa un terzo del totale: l’11% è concluso ma appare inefficace, mentre i rimanenti 21% sono ancora in corso e hanno difficoltà a procedere.  Sul 3% dei progetti appena iniziati il giudizio è sospeso. Parliamo tra poco, più in dettaglio, delle difficoltà riscontrate.

E’ interessante ora andare a vedere se il giudizio cambia a seconda della localizzazione geografica. In questo post ci concentriamo sulle 4 regioni dove è maggiore il numero dei report di monitoraggio civico. Queste sono le principali regioni del Mezzogiorno in termini di finanziamenti totali ricevuti dalla politica di coesione europea e nazionale.  La Puglia è la regione con il maggior numero di giudizi positivi (68%, di poco superiore alla media nazionale), colorati in verde nell’infografica. La Calabria, all’opposto, presenta maggiori difficoltà: poco più della metà dei progetti sono giudicati negativamente. Colpisce in particolare il dato sui progetti conclusi, su cui si fa più fatica a rimediare. Non si tratta però di un giudizio inappellabile: secondo gli estensori dei report, come vedremo dopo parlando dei suggerimenti, agendo su alcune “condizioni al contorno” anche questi progetti possono riguadagnare in efficacia.

Cosa determina il giudizio negativo?  Anche gli ultimi 300 report inclusi in queste elaborazioni confermano tutto sommato le stesse problematiche. A parte i progetti nemmeno avviati per problemi legati, ad esempio, all’accesso a finanziamenti, autorizzazioni o concessioni, una buona parte degli interventi pubblici (10,9%) si incaglia durante il percorso per problemi di natura amministrativa.

Il principale problema rilevato, però, si conferma essere il generale ritardo nella realizzazione dei progetti rispetto a quanto pianificato (su OpenCoesione, ad esempio, si possono trovare dati sulle tempistiche previste). Si tratta dell’18,1% del totale dei progetti monitorati.  Ad esempio, la costruzione di un centro per le biotecnologie, che dovrebbe essere rapido ad inseguire la frontiera della ricerca scientifica, al tempo della visita di monitoraggio scontava 7 anni di ritardo.  In alcuni casi, il finanziamento riguarda uno specifico intervento che, però, non può essere scisso dal contesto in cui si realizza. Così in provincia di Milano la riqualificazione delle zone umide sul fiume Olona è in ritardo di 2 anni “perché la riqualificazione del parco è legata ad altri progetti riguardante il fiume che hanno avuto delle complicazioni burocratiche”.

Non mancano i progetti per cui è difficile districarsi tra finanziamenti diversi, amministrazioni che rispondono solo parzialmente o che non danno diretto accesso alle opere. In alcuni casi, l’impegno degli studenti non è sufficiente per capire: i soldi sono stati spesi? Per fare cosa? Perché ancora “mancano i finanziamenti” a fronte di dati pubblici che dicono che molti ne sono stati già spesi e rendicontati alla Commissione Europea? Qui di seguito i dubbi dei ragazzi nel loro “TG” sul recupero del borgo antico di Senerchia, in Campania.

Ancora più interessante è soffermarsi sulle ultime fasi del monitoraggio degli interventi pubblici: il risultato e l’impatto.  E’ in questa fase dove il giudizio dei cittadini rappresenta un’informazione preziosa per le amministrazioni, che purtroppo, con l’eccezione dei progetti più rilevanti, non hanno la capacità di verificare puntualmente l’utilità e l’efficacia di ogni singolo progetto finanziato. Ricordiamo che, solo considerando gli investimenti della politica di coesione dal 2007 al 2015, i progetti finanziati sono quasi 1 milione! I gruppi di monitoraggio civico, però, vengono in aiuto applicando i principi del cosiddetto crowdsourcing, cioè la capacità delle “masse” di cittadini di raccogliere dati puntuali andando a suddividere un lavoro di valutazione di per sé immenso in piccoli compiti affidati a ciascuno (in questo caso, un progetto per gruppo), così come avviene per la redazione collettiva di Wikipedia.

Nel nostro caso, l’analisi dei dati qualitativi raccolti mostra che solo il 3,6% dei progetti esaminati ha un risultato non soddisfacente. E’ un dato in linea con quanto già rilevato nell’ultimo report, ed è relativamente basso. Si tratta dei casi in cui il finanziamento non ha portato una realizzazione adeguata: così sembra, ad esempio, nel caso dell’impianto di depurazione nel comune di Paola (Cosenza), per cui “permangono problemi di smaltimento di fanghi e di gestione dell’impianto stesso”.  Così capita anche ad un finanziamento per lo sviluppo di una piattaforma per il social computing dell’Università Milano Bicocca che, per mancanza di altri finanziamenti su cui si faceva conto, non ha potuto realizzare che un prototipo ormai nemmeno più visionabile perché realizzato con tecnologie obsolete. Più grave il caso del Polo Oncologico dell’ospedale Papardo di Messina, purtroppo noto alle cronache, che semplicemente “non esiste”.

Molto più diffusi (10%) sono i casi di progetti realizzato con buoni risultati, ma valutati non efficaci se inseriti nel contesto più ampio in cui sono resi disponibili. Anche se di per sè il progetto ha speso correttamente i fondi assegnati, l’efficacia per i beneficiari finali rimane un parametro fondamentale su cui valutare la buona riuscita delle politiche pubbliche. E’ il caso del Museo Multimediale della Montagna in Sicilia, è rimasto aperto una sola volta “a causa degli elevati costi di gestione e della mancanza di personale”. Tre casi molto simili riguardano altrettanti piani di protezione civile dei Comuni di Marcianise, Palomonte e Casalnuovo di Napoli, che hanno ricevuto finanziamenti per il loro sviluppo ma che non hanno investito nella comunicazione alla popolazione, che, a seguito delle interviste realizzate, non ne conosce nemmeno l’esistenza.  Un altro esempio: la riqualificazione di piazza Savignano ad Aversa (Napoli) è perfettamente riuscita, ma, secondo il gruppo di monitoraggio, il progetto “non è riuscito a ottenere quell’inclusione sociale che era invece il vero nodo dell’intervento”.

Qui c’è il video dei bravissimi ragazzi del team FreeDam che ha monitorato la Diga sul Lordo, in Calabria, con le interviste alla cittadinanza e la conferenza stampa con il sindaco, il vescovo e il presidente di un osservatorio ambientale.

Un particolare sottoinsieme di questi ultimi interventi sono quelli giudicati ben realizzati ma inutili in mancanza di interventi complementari, che potrebbero invece rendere effettivo tutto il loro potenziale.  La struttura per malati terminali a Oristano è completa ma “non ha ancora gli allacci elettrici e dell’acqua” e “deve ricevere l’accreditamento da parte della ASSL”, perciò inutilizzabile, “una cattedrale nel deserto”.  Ancora più evidente il caso del Fortino Sud di Reggio Calabria, la cui riqualificazione ha lasciato i ragazzi “a bocca aperta”. “La struttura è accogliente e curata nei minimi particolari. Il Forte ci appare all’improvviso, dopo l’ultima curva, in tutta la sua ritrovata maestosità e linearità militare”. Peccato che sia impossibile per il pubblico raggiungere il fortino, perché la strada non è percorribile e manca la cartellonistica.


Gli ultimi suggerimenti dei gruppi di monitoraggio

Tra il 2017 e il 2018 la qualità e la varietà delle proposte è sempre maggiore – una vera miniera di buone idee per i decisori locali!
A livello aggregato, le tipologie di suggerimenti seguono un trend che si rafforza di anno in anno.

Una parte dei progetti monitorati (12%) è così utile che il principale suggerimento è di andare avanti e sviluppare ancora di più gli interventi per un impatto sempre maggiore. Grazie al finanziamento pubblico, una parte delle strutture del parco naturalistico “Oasi la Valle” sul lago Trasimeno sono state recuperate: altri edifici del parco però potrebbero essere riadattati per “fungere da laboratori per la formazione dei ragazzi, anche disabili, volta a saper gestire, per esempio, un piccolo orto botanico”. Un altro esempio. Una volta recuperato il Complesso SS. Trinità a Torre del Greco (Napoli) grazie a oltre 4 milioni di finanziamento, si potrebbe realizzare anche “un percorso espositivo virtuale, che ripercorre la storia del territorio i suoi luoghi dell’anima creando un’app apposita che invoglia il visitatore a recarsi sui luoghi reali”. O ancora: dopo aver investito 1,3 milioni per sistemare lo stadio di Barletta, perché non “aumentare il numero delle persone che vogliono avvicinarsi allo sport, anche grazie ai tanti eventi organizzati dalle diverse associazioni sportive che utilizzano abitualmente il campo”?

In altri casi (7%) i gruppi di monitoraggio lamentano problemi di “governance”. Succede quando le amministrazioni “non si parlano tra loro”, e ai problemi burocratici si sommano confilitti politici o mancanza di coordinamento. E’ capitato, putroppo, nel caso del rafforzamento della linea ferroviaria Messina-Palermo e Messina-Siracusa, che vale 28 milioni di finanziamento. Secondo il gruppo di monitoraggio, i lavori sono fermi al 10% della realizzazione complessiva data l’assenza di “chiari gli obiettivi sul piano politico istituzionale”, mentre appare “imprescindibile la creazione di una rete in modo da raccordare le azioni di tutti i soggetti coinvolti”.  In altri casi i suggerimenti sono verso la creazione di una governance collaborativa che si apra alla partecipazione attiva della cittadinanza, delle scuole, delle comunità locali. Ad esempio, gli studenti del gruppo “Dream Energy” di Casal di Principe (Caserta) si propongono di elaborare e realizzare “progetti nell’interesse della collettività, con la partecipazione attiva dei cittadini” per valorizzare l’utilissimo Centro di Educazione e Documentazione Ambientale “Pio La Torre”, un baluardo della legalità. Questo grazie al “contatto continuo tra scuole e Istituzioni”.

Rispetto agli anni precedenti, nell’ultimo biennio si confermano numerosi (14%) i suggerimenti per migliorare la comunicazione su quanto di buono fanno gli investimenti pubblici – compresi i fondi europei – per i territori. E’ così per interventi, grandi o piccoli, monitorati negli ultimi due anni. Anche solo la realizzazione di un parcheggio multipiano a Somma Vesuviana (Napoli) può far qualcosa per venire incontro alle esigenze di migliore mobilità, ma occorre “pubblicizzare di più il progetto e incentivare più persone al suo utilizzo”. Per quanto riguarda di Centri Comunali per la Raccolta differenziata a Martina Franca (Taranto), il “team di monitoraggio civico intende fattivamente contribuire all’attuazione del piano di comunicazione previsto per sensibilizzare e comunicare le modalità e l’importanza del nuovo servizio proponendosi per realizzare video divulgativi, partecipare a giornate ecologiche in piazza, movimentare attività ludico-didattiche per i più piccoli, implementare un bot Telegram sui servizi di raccolta differenziata”.

Infine, la maggior parte dei suggerimenti si concentra su indicazioni puntuali riguardanti il singolo progetto: come sbloccare una situazione problematica o come migliorare un aspetto chiave in termini di effiacia. Decine di rapporti di monitoraggio civico hanno suggerimenti puntuali a disposizione delle amministrazioni locali e le imprese che realizzano gli interventi pubblici. Ad esempio, sul progetto per la riqualificazione del Seveso a Sesto San Giovanni (Milano), gli studenti sono convinti che “una soluzione al problema dell’esondazione del Seveso è la realizzazione di una vasca a laminazione però prima che l’acqua entri in una di queste dovrà essere filtrata”. L’ottima ricerca del team Corsari Assetati offre non pochi suggerimenti su come utilizzare le acque reflue prodotte dall’impianto di depurazione Acqua dei Corsari a Palermo: “usi irrigui, lavaggio strade, raffreddamento macchinari, spegnimento incendi, ma anche, semplicemente, per una pulizia periodica delle fognature, onde evitare allagamenti delle strade”.  Di questo tipo di suggerimenti se ne è discusso anche il 22 maggio ad un workshop di ForumPA.


Le potenzialità del monitoraggio civico: una valutazione di efficacia dal punto di vista degli utenti

Ma forse la potenzialità più interessante del monitoraggio civico è la capacità di collocare il finanziamento ad un intervento specifico nel contesto più ampio dell’area in cui viene realizzato. E’ possibile così fornire indicazioni precise verso una piena efficacia dell’uso dei fondi pubblici, che comprende non solo gli aspetti di realizzazione di quanto pianificato nei tempi previsti e nel rispetto dei vincoli amministrativi e finanziari, ma anche l’effettiva utilità del progetto per il suo territorio di riferimento.

E’ molto interessante vedere come molti report di monitoraggio, soprattutto negli ultimi due anni, abbiano dato molta importanza alle “condizioni al contorno” che rendono i finanziamenti davvero rispondenti ai bisogni dei cittadini e delle imprese.

E’ così nel caso del Museo Archeologico Nazionale di Locri Epizefiri, “uno dei più importanti siti archeologici del mondo”, che necessita dell’impegno delle istituzioni nazionali, regionali e locali per una sua definitiva valorizzazione, aiutando ad esempio a “migliorare la percorribilità delle strade di collegamento, offrire la disponibilità di mezzi di trasporto più efficaci e di strutture ricettive alberghiere e para alberghiere più accoglienti”.   Anche i finanziamenti all’aviosuperficie di Scalea (Cosenza) sono poco efficaci se non sono “migliorati i servizi pubblici della Regione e le infrastrutture alberghiere per gestire al meglio l’ accoglienza dei turisti durante la stagione estiva”.
Lo stesso vale anche per progetti ben più circoscritti, come l’ampliamento della zona ZTL ad Aversa (Caserta), inutile senza la “presenza di vigili urbani nei pressi dei punti di varco e il funzionamento costante delle telecamere” o di “un sistema di geo localizzazione delle biciclette, per prevenirne il furto”.

Insomma, le potenzialità del monitoraggio civico delle politiche pubbliche iniziano ad essere evidenti. Partite come un gioco nel 2013, strutturate come metodo nel 2014 e innestate, negli anni successivi, in veri e propri “corsi per cittadini di domani” nelle scuole, nelle università e tra le comunità civiche, le sperimentazioni si sono fatte via via più numerose e utili. I progetti monitorati, ancora lontani da rappresentare un qualsivoglia campione statisticamente significativo, sono stati oggetto di ricerche approfondite, che hanno portato a generare nuovi dati e informazioni e, in molti casi, anche “buone idee“.  Alle amministrazioni il compito di saperne trarre il meglio!

Luci e ombre dell’uso dei fondi pubblici: i risultati del monitoraggio civico di Monithon

Sono passati quattro anni da quando il team del portale nazionale open data OpenCoesione, partecipando al primo raduno di Spaghetti Open Data, ha proposto di trasformare un hack-athon in un moni-thon, cioè una maratona di “monitoraggio civico” dei finanziamenti pubblici.

L’idea era e resta semplice: scegliere su OpenCoesione un progetto finanziato, organizzarsi in gruppi e andare di persona a verificare come i soldi vengono spesi.

In questo post parliamo dei risultati dell’iniziativa Monithon a quattro anni dai primi esperimenti: Quali progetti sono stati monitorati? Come? Quali sono i giudizi degli utenti sui progetti pubblici? Quali sono i problemi rilevati e come è possibile risolverli?

In un secondo post vedremo invece quale impatto hanno avuto i monitoraggi, in termini di creazione di nuove relazioni a livello locale e miglioramento delle decisioni pubbliche.


Quattro anni di monitoraggio civico

Il 19 Gennaio 2013 ci siamo divertiti a organizzare la prima visita di monitoraggio civico a Bologna. Era un gruppetto di giornalisti, amministratori pubblici e cittadini curiosi. Subito ci incuriosì il “Bar Giuseppe”, in pieno centro, che aveva ricevuto un finanziamento pubblico per ristrutturare il locale. Il bar era chiuso! Ma ci siamo tornati l’anno successivo. Siamo andati allora a fare foto e citofonare alle scuole bolognesi che avevano ricevuto fondi dalla Provincia per finanziare dei lavori, mettendo tutto insieme in un Google Doc.

Il primo gruppo di monitoraggio civico a Bologna (gennaio 2013)

Da subito però ci è apparso chiaro che una sola giornata non era sufficiente per un vero e proprio “monitoraggio”. Bisognava prendere gli appuntamenti per le interviste, analizzare preventivamente i dati per trovare l’indirizzo esatto dei progetti da andare a visitare, raccogliere tutte le informazioni in un unico luogo… un vero e proprio lavoro di ricerca che richiede settimane o mesi, oltre che strumenti adeguati. Insomma quello che chiamiamo Slow Hacking.

La svolta è avvenuta all’Open Data Day di Bari e al successivo Festival del Giornalismo di Perugia del 2014. In uno degli hackathon della manifestazione fu creato Monithon.it, che allora era un sito con una grande mappa che localizzava i progetti più interessanti da monitorare. Lo sviluppo si basava su un adattamento del progetto open source Ushahidi, usato per monitorare le elezioni a Nairobi. Del gruppo fecero parte data journalists, analisti e attivisti appassionati di open data.

Senza un euro di budget, un po’ per gioco, un po’ per passione civica e un po’ per il piacere di condividere questa passione con una comunità aperta e curiosa, Monithon si è evoluto in una metodologia e una piattaforma per la condivisione dei risultati dei monitoraggi. I “Report di Monitoraggio Civico” consentono infatti di raccogliere informazioni comparabili tra gruppi di monitoraggio diversi. Mentre questi gruppi, grazie alle campagne lanciate durante l’Open Data Day del 2014 e la “Primavera di Monitoraggio Civico” del 2015, si diffondevano in quasi tutte le regioni d’Italia, una redazione nazionale si occupava di sviluppare gli strumenti comuni, supportare le attività sul campo e validare i report in vista della pubblicazione.

Il team di Monithon all’EU Hackathon 2015 a Bruxelles

I primi risultati concreti sono stati celebrati nientemeno che all’Assemblea Generale dell’ONU in occasione degli Awards dell’Open Government Partnership 2014, dove, in presenza di Barack Obama, la partnership OpenCoesione-Monithon si piazzò al quarto posto nel mondo rappresentando l’Italia. I giudici furono colpiti dalla capacità di una iniziativa governativa per gli open data di coinvolgere attivamente così tante persone.

Monithon ha continuato a crescere negli anni successivi grazie alle scuole del progetto A Scuola di OpenCoesione, ma anche grazie al coinvolgimento delle università, comunità locali e associazioni nazionali, come uno strumento comune e aperto a tutti, e come presidio metodologico per pianificare e strutturare la curiosità civica.


Chi fa monitoraggio civico?

Gli autori dei report sono in gran parte, e sempre più numerosi!, i team delle scuole superiori che partecipano al progetto A Scuola di OpenCoesione (ASOC), una delle iniziative di OpenCoesione. I ragazzi — motivatissimi —  hanno gioiosamente “preso il controllo” della piattaforma Monithon con decine di nuovi report ogni anno, e con una qualità che nel tempo è migliorata in modo stupefacente!
Contiamo molto anche sul futuro contributo degli studenti universitari. In questo post parliamo delle avventure del gruppo degli studenti torinesi MoniTOreali.

Nel periodo 2013-inizio 2014, durante le fasi di definizione della metodologia, i report sono stati in gran parte prototipi realizzati dal team di Monithon o da singoli cittadini, a volte componenti di quel gruppo iniziale che sperimentavano gli strumenti nelle proprie città.

Il picco dell’utilizzo di Monithon da parte delle comunità locali si è verificato nella primavera del 2014 in occasione dell’Open Data Day, quando 12 città in tutta Italia hanno fatto una “Maratona di monitoraggio” contemporaneamente, in collegamento video con Roma. Alcune di queste comunità sono rimaste attive nel tempo e hanno continuato a fare pressione perché i problemi rilevati fossero risolti. E’ il caso dell’associazione Monithon Calabria o della comunità informale Monithon Piemonte, nate appositamente allo scopo di promuovere i dati aperti e il monitoraggio civico dei fondi europei.

Nel corso degli ultimi due anni si sono rafforzate le partnership con associazioni nazionali di rilievo. Ad esempio, Action Aid Italia ha partecipato con Monithon a numerose iniziative di monitoraggio civico in Puglia, Marche ed Emilia-Romagna, culminate con la partecipazione congiunta al bando della Commissione Europea Integrity Pacts, un grosso lavoro, appena iniziato, su cui abbiamo grandissime aspettative! La rete di Libera e il Gruppo Abele sono un altro esempio di collaborazione che dura da quasi 3 anni, grazie a cui Monithon ha potuto sviluppare una metodologia per il monitoraggio civico dei beni confiscati alle mafie, e dei relativi finanziamenti pubblici, utilizzata anche per lo start-up di un altro progetto nato dal basso, Confiscati Bene.


Cosa viene monitorato?

Sono 177 i Report di Monitoraggio Civico presenti su Monithon.it. Ciascuno di essi riguarda un progetto finanziato da fondi pubblici, e quasi tutti i progetti (94%) sono stati selezionati a partire dal portale OpenCoesione.gov.it. Guardando al numero dei progetti, 177 progetti analizzati sembrano poca cosa rispetto ai 930mila presenti oggi su OpenCoesione. In realtà, i progetti scelti sono spesso rilevanti dal punto di vista finanziario, ed è per questo che l’ammontare dei finanziamenti complessivi dei progetti monitorati supera quota 1,26 miliardi. Si tratta in prevalenza di risorse provenienti dai Fondi Strutturali Europei e relativo co-finanziamento nazionale (cioè il Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale e, in misura minore, il Fondo Sociale Europeo).

La maggior parte dei Report di Monitoraggio ha messo sotto la lente i progetti per la cura del patrimonio artistico e culturale italiano, spesso molto interessanti per gli stessi cittadini, come la ristrutturazione di musei, teatri, castelli o siti archeologici come la Casa della Venere in Conchiglia a Pompei.

In termini di risorse pubbliche, però, sono le infrastrutture di trasporto a detenere il primato con 714 milioni di euro di finanziamenti monitorati, pari a più della metà del totale. Si tratta di progetti costosi e complessi, sui quali gli utenti hanno spesso molto da dire in termini di reale impatto. Il post di Monithon.it (di gran lunga) più letto riguarda proprio i 152 milioni di euro stanziati per l’anello ferroviario di Palermo, su cui un gruppo di cittadini, molti dei quali attivi nella comunità Open Data Sicilia, ha effettuato una vera e propria inchiesta che ne ricostruisce la storia.

Non mancano i progetti di altro tipo. Il tema ambientale è molto sentito, 21 rapporti di monitoraggio se ne occupano. Si tratta di interventi per fronteggiare il rischio di dissesto idrogeologico (anche a Milano!), impianti di compostaggio (es. a Salerno), depuratori (a Benevento, Catanzaro, etc.), reti di rilevamento della qualità dell’aria, reti fognarie (vedi Palermo).

Interessante per i gruppi di monitoraggio anche esaminare gli interventi pubblici per la riqualificazione della propria città o del proprio quartiere. In tema di politiche urbane, ad esempio, una ricerca molto approfondita di Marzo 2015 ha riguardato le Mura di Pisa nel contesto dello sviluppo territoriale locale.

I 9 progetti di ricerca che sono stati monitorati sono piuttosto rilevanti dal punto di vista finanziario. Spaziano dalla ricerca medica e biotecnologica alla costruzione di prototipi in campo energetico o dell’Information Technology.


Chi viene monitorato?

OpenCoesione li chiama, nel gergo dei Fondi Europei, “soggetti attuatori”. Si tratta di Pubbliche Amministrazioni, enti e aziende pubbliche, semi-pubbliche o private che hanno la responsabilità formale di portare a termine i progetti finanziati con risorse pubbliche.

I monitoraggi hanno privilegiato la dimensione locale. Sono pochi i progetti direttamente gestiti da Ministeri (9%), Regioni (11%) o Province (7%), mentre il 43% sono attuati dai Comuni, un livello evidentemente vicino agli interessi dei gruppi di monitoraggio civico.

Il 22% dei Report ha fatto i conti con il mondo frammentato e complesso della governance locale, intervistando società pubbliche, enti in-house, municipalizzate, aziende ospedaliere. Altri soggetti pubblici locali monitorati sono gli enti parco, comunità montane, soprintendenze, istituti scolastici.

Solo l’8% ha considerato finanziamenti erogati direttamente ad aziende private. In molti casi non si tratta di incentivi pubblici per le imprese ma aziende private che realizzano interventi pubblici, come la costruzione di infrastrutture ferroviarie.


Dove sono i progetti monitorati?

Chi vive in una qualunque città medio-grande del Sud, e ci fa caso, avrà notato negli angoli più insospettabili — nella metro, davanti a una chiesa, in un parco pubblico — un cartello con la bandiera dell’UE che indica che la presenza di un finanziamento europeo. Questo perché la maggior parte dei Fondi Europei e nazionali per la coesione territoriale, cioè per la riduzione dei divari tra le regioni italiane, è concentrata nel Mezzogiorno.

Non è un caso, quindi, che la maggior parte dei finanziamenti monitorati si trovi proprio al Sud, e in particolare nelle province di Palermo, Napoli e Bari, dove i progetti considerati valgono oltre 100 milioni di euro. Tra le eccezioni più rilevanti: Firenze, Milano e Torino. Le province di Sassari, Ragusa, Lecce, Cagliari, Nuoro e Monza seguono con più di 20 milioni di euro monitorati.


Quali sono le fonti del monitoraggio civico?

Come hanno fatto i gruppi di monitoraggio a raccogliere le informazioni? Quasi tutti hanno fatto ricerche di tipo desk, cioè utilizzando il web per trovare informazioni e notizie, a partire dai dati aperti di OpenCoesione. Una categoria particolare sono le fonti “amministrative”, cioè documenti pubblici che spesso aiutano a ricostruire la storia del progetto per rispondere a domande del tipo: Perché il progetto è stato finanziato? Quali sono i suoi obiettivi? Chi è implicato nelle decisioni che hanno portato al suo finanziamento?

L’88% dei gruppi ha fatto una visita al progetto, andando fisicamente a verificare lo stato di avanzamento dei lavori o i risultati prodotti, con tanto di video e foto. In alcuni casi la visita non è stata fatta perché il progetto semplicemente… non c’era. Per esempio, non era ancora avviato ed era quindi rimasto “sulla carta”. Questo non deve essere per forza letto negativamente, infatti i progetti vengono tracciati su OpenCoesione già nel momento in cui inizia il finanziamento e ancora i lavori non sono partiti, ma poi, si spera, partiranno.

Tra i soggetti intervistati troviamo i soggetti responsabili dell’intervento come ad esempio amministratori pubblici (74%), i beneficiari finali, ad esempio gli utenti di una infrastruttura o di un servizio (51%) e i referenti politici, assessori comunali, sindaci o presidenti di Provincia (28%).


I risultati del monitoraggio civico: il giudizio degli utenti

Veniamo dunque ai veri e propri risultati dei monitoraggi. Innanzitutto, non è mai facile descrivere il risultato di un progetto complesso: di certo nulla è mai perfetto e nemmeno tutto da buttare. Le aree “grigie” sono spesso prevalenti e i giudizi qualitativi degli utenti di Monithon riflettono quasi sempre la difficoltà ad essere netti. Inoltre, è la stessa metodologia di Monithon che induce gli utenti a dare importanza alle sfaccettature, evidenziando sia i punti di forza che quelli di debolezza di quel che stanno analizzando. Per avere un’idea, basta andarsi a leggere i singoli report su Monithon.it.
Nel 2014 però, durante una presentazione al Center for Civic Media dell’MIT di Boston, ci chiesero: “Come pensate di rappresentare in modo aggregato i vostri risultati se avete solo particolareggiate descrizioni qualitative?”. Good point. Introducemmo quindi, nel 2014, il “giudizio sintetico”, un modo per costringere il gruppo di monitoraggio a scegliere tra alcune possibili risposte sintetiche.

In definitiva, i tanto bistrattati Fondi Europei non ci fanno una cattiva figura. Il 67% dei progetti è giudicato — con tutti i caveat del caso — positivamente. In particolare, il 44% risulta concluso durante la visita di monitoraggio ed è giudicato utile. Il 23% ancora in corso ma senza particolari intoppi.

Tra i progetti in difficoltà, il 24% è in corso e ha problemi nella sua realizzazione (ad esempio, è bloccato), mentre solo il 6% è concluso e giudicato inefficace. Solo il 3% non poteva essere giudicato perché appena iniziato.

E’ interessante anche andare a vedere le differenze di giudizio a seconda dei temi dei progetti considerati. Tra i sei temi più rilevanti in termini di finanziamenti monitorati, quelli che mostrano il giudizio complessivamente più positivo (considerando sia i progetti “conclusi e utili” e quelli che “procedono bene”) sono la ricerca, i trasporti e le politiche urbane.

I temi con giudizio più “negativo” sono invece ambiente, cultura e turismo e istruzione. E’ però nell’ambito dei progetti per le città che si concentra la maggior parte dei progetti “conclusi e inefficaci” (10%).


I problemi rilevati

Passando ai punti dolenti sollevati dai monitoraggi, possiamo idealmente collocare i progetti in una sequenza temporale che parte dall’avvio e dalla gestione finanziaria per passare poi alla realizzazione (i veri e propri lavori), poi al risultato (cioè se quello che è stato promesso effettivamente è stato fatto), e infine all’impatto (cioè se quello che è stato realizzato è poi effettivamente utile dal punto di vista dei beneficiari finali).

Il 5% dei progetti risulta bloccato all’avvio e quindi mai partito, ad esempio a causa di ritardi nella concessione di autorizzazioni, oppure per contenziosi o indagini giudiziarie. Ad esempio, il Comune di Matera ha ricevuto un finanziamento di 2,2 milioni per un Museo mai realizzato, almeno fino ad Aprile 2015, data in cui è avvenuto il monitoraggio.

Problemi di natura amministrativa affliggono il 12% dei progetti monitorati, come ad esempio la mancanza di trasferimenti di risorse finanziarie, risorse decurtate o il blocco di procedure burocratiche. Ad esempio, due grossi progetti di ricerca sono in difficoltà per problemi di effettivo accesso finanziamenti: un centro di ricerca biotecnologico a Palermo (22 milioni di euro, monitorato ad Aprile 2016) e un progetto per la realizzazione di un minibus ecologico a Catania (450mila euro, Aprile 2015).

Quasi un quinto dei progetti ha avuto problemi in fase di realizzazione che hanno portato ritardi più o meno grandi. Le cause sono molteplici: problemi di natura tecnica, mancanza di copertura finanziaria e ritardo nell’erogazione dei finanziamenti, indagini giudiziarie in corso, etc. E’ il caso, ad esempio, di questa casa di riposo per anziani a Monte Sant’Angelo (Foggia), dove i lavori sono stati solo parzialmente eseguiti e, al momento della visita di monitoraggio ad Aprile 2015, era in corso un contenzioso tra il Comune e l’azienda appaltatrice. Caso più grave quello del restauro alla Chiesa di Galatone (Lecce), in corso da più di 20 anni e non ancora ultimato nonostante l’arrivo dei finanziamenti europei (monitoraggio di Maggio 2016). E’ andata meglio alla pista ciclabile “Su Siccu” di Cagliari, che dopo 11 anni è stata finalmente completata.

Solo una piccola parte dei progetti (3%), invece, ha completato l’opera ma il risultato non era così come previsto. Più sottile invece la differenza tra risultato e reale efficacia del progetto. L’impatto del progetto, infatti, può essere negativo anche se il risultato è pienamente conforme a quanto promesso sulla carta, cosa che accade nel 6% dei progetti esaminati.

Innanzitutto, il progetto potrebbe non rispondere ai bisogni degli utenti: nella primavera dell’anno scorso, il Liceo “Galante” di Campobasso ha chiesto ai cittadini cosa ne pensassero del nuovo servizio di incontro tra domanda e offerta di lavoro del Centro per l’Impiego. Risposta: servizio bocciato.

Il centro di aggregazione giovanile di Locri (RC)

Oppure, il progetto può essere completato ma non pienamente operativo. Nonostante la ristrutturazione di un centro per l’accoglienza degli immigrati a Bovalino (Reggio Calabria) sia stata completata con successo, il complesso rischia di essere abbandonato per “l’assenza di arredamento e personale per la gestione”. Così era stato verificato nell’Aprile 2016. Sorte simile per il centro di aggregazione giovanile “Cura ut Valeas” di Locri, creato in un bene confiscato alla mafia appositamente ristrutturato. Per renderlo operativo, però, occorre che una associazione si faccia carico della sua gestione, e per ora, purtroppo, il bando del Comune è andato deserto e ancora oggi non sembrano esserci buone notizie.

Inquietante anche il caso delle Antiche Terme di Castellammare di Stabia, restaurate grazie ad un finanziamento di 12 milioni di euro ma che, al momento del monitoraggio a Maggio 2016, erano ancora chiuse e, “a distanza di 4 anni, versano in uno stato di abbandono e profondo degrado”, dal momento che “l’opera finanziata con fondi europei non è mai stata collaudata, complice anche la crisi della società di gestione Terme di Stabia S.p.a., fallita nel 2015”.
Infine, una infrastruttura può essere perfettamente realizzata ma mancano le autorizzazioni per farla funzionare. Così è successo alla pista per l’elisoccorso di Agira (Enna), visitata a Marzo 2016, dove si aspetta solo il timbro finale dell’ENAC per farla funzionare.

Un altro caso emblematico è il problema dell’assenza di interventi complementari, magari finanziati da altre tipologie di fondi pubblici (nazionali o locali), in assenza dei quali anche il progetto esaminato non può avere il dovuto impatto.
E’ il caso del recupero del Borgo Antico di Cerignola (Foggia), visitato ad Aprile 2016: tutto completato nei tempi e buona realizzazione. Peccato però che, a causa di adeguate politiche di valorizzazione urbana, il borgo si affetto da “incuria”, “sporcizia” e “fenomeni di randagismo”.
Un altro esempio: un progetto di innovazione sociale ha realizzato un prototipo che però, per avere un reale impatto, ha bisogno di ulteriori finanziamenti per essere messo sul mercato e avere effetti positivi sulla vita delle persone. Questo è il caso di Energy@Work vicino Brindisi, monitorato nel 2014.


I suggerimenti degli utenti

“E adesso?”. I gruppi di monitoraggio civico, una volta valutati i risultati e l’impatto del progetto, sono chiamati a fornire la componente più preziosa dell’intera attività: idee, suggerimenti, proposte concrete che possano migliorare le cose.

La maggioranza dei suggerimenti degli utenti, che riguarda il 36% dei progetti monitorati, sono suggerimenti puntuali e specifici per il progetto considerato. Possono essere di natura tecnica (es. sui materiali da usare per una ristrutturazione) o di natura procedurale-amministrativa (come migliorare i rapporti tra due istituzioni, o le procedure di verifica per lo sblocco dei pagamenti…). Alcuni suggerimenti, ad esempio, riguardano possibili destinazioni d’uso di beni ristrutturati (ad esempio, quelli confiscati alle mafie), in modo che siano effettivamente utili alle comunità locali.

Altri suggerimenti mettono l’accento sulla necessità di migliorare la comunicazione del progetto (15%). E’ un buon segno. Significa che il progetto, quasi sempre giudicato utile, dovrebbe essere meglio comunicato per garantire una maggiore efficacia. Tra l’altro, questo è un vecchio pallino dei responsabili della comunicazione dei Fondi Strutturali Europei, secondo i quali si parla dei fondi — e quindi, dell’Europa — solo quando c’è da parlar male, mentre le cose buone non vengono comunicate o sono comunicate male. Dello stesso tipo sono i commenti secondo i quali il progetto monitorato dovrebbe continuare o essere ulteriormente sviluppato (6%), ad esempio per trasformare una sperimentazione in una realtà “a regime”.

Infine, alcuni dei commenti (7%) si concentrano sulla necessità di migliorare la governance del progetto. Con questo termine si intendono varie cose: migliorare la collaborazione tra istituzioni per risolvere problemi di natura amministrativa, migliorare il coordinamento tra soggetti pubblici e privati, ma anche includere di più la cittadinanza nelle decisioni sull’uso dei fondi, e in particolare i beneficiari finali degli interventi.


Un nuovo potere

In definitiva questo piccolo viaggio nel monitoraggio civico di Monithon dimostra almeno due cose.

La prima è che usare i dati pubblici per una reale azione di accountability è una gran faticaccia, oltre che un divertimento.  I dati, anche se open, non esauriscono l’universo delle domande per le amministrazioni responsabili, anzi ne sollevano di nuove. La novità è che i fondi che siamo andati ad esplorare hanno raggiunto quella massa critica di trasparenza che permette a chiunque, se è ben organizzato e ha voglia di studiare (eh sì, proprio studiare), di usare le informazioni disponibili come base per ulteriori ricerche. Queste generalmente portano a scoprire qualcosa di utile anche per le stesse amministrazioni, come ad esempio l’impatto dei progetti finanziati sulla vita delle persone.

La seconda è che, acquisiti nuovi strumenti, le comunità locali sono ben disposte a faticare. Lo si vede nello sguardo così adulto dei ragazzi che col monitoraggio civico cominciano a capire in che modo le politiche pubbliche possono migliorare le loro città o garantire più opportunità per il loro futuro. Lo si capisce guardando quelle realtà che ogni giorno si impegnano a perseguire i loro obiettivi civici, e che entrando nel merito di come funzionano i finanziamenti si dotano di nuove armi, acquisiscono nuovo potere, sono più efficaci nel veicolare le loro energie.

Le nostre amministrazioni sono pronte per tutto questo? Quanto sono disposte, a loro volta, a fare la fatica di ascoltare, rendere conto, e agire di conseguenza? Lo vedremo, come si dice, nella prossima puntata. Nel prossimo post si parlerà dell’impatto del monitoraggio civico, cioè di se, e come, i risultati che abbiamo visto sono stati utilizzati e quali cambiamenti hanno generato. Vi racconteremo alcuni casi che conosciamo con l’intento di aprire una bella discussione. Che può iniziare, naturalmente, già da ora.

Le comunità di Monithon

Sabato 14 Giugno a Bologna siamo stati invitati al primo Festival delle Comunità del Cambiamento organizzato da RENA, associazione con cui stiamo già collaborando su progetti molto interessanti come il monitoraggio del Borgo la Martella e della scuola di Via Bramante a Matera, grazie a Mariella Stella. Alcuni di noi monithoners saranno presenti per portare i “progetti fatti” e l’impatto che finora abbiamo generato.  Ma soprattutto per condividere l’esperienza di come – viralmente e in modo volontario, con il passaparola e i media civici – si sono create negli ultimi mesi “comunità di monitoraggio civico” dei progetti pubblici.

Monithon al servizio delle comunità.  Nessun formalismo: chiunque può partire, oggi, con le esplorazioni sul proprio territorio, contribuendo all’iniziativa nazionale. Il metodo (a partire dal nostro toolkit) e gli strumenti per il monitoraggio civico sono a disposizione di tutti. Tutti infatti possono “fondare” una comunità locale in modo totalmente libero e indipendente: così sono nate, ad esempio, “Monithon Calabria”, “Monithon Piemonte” o “Monithon Potenza”.   Grazie alla maratona di monitoraggio del 22 febbraio 2014, durante l’Open Data Day, le comunità si sono moltiplicate (di seguito le slide presentate al raduno del 28 marzo di Spaghetti Open Data). Alcune si sono create ad-hoc per l’evento o per monitorare singoli progetti di interesse, altre sono associazioni già esistenti.


Dove sono le comunità di monitoraggio?
    Prevalentemente nel Mezzogiorno, dove si concentra circa l’80% dei fondi per la coesione territoriale e dove i progetti da monitorare sono centinaia di migliaia e coprono quasi tutti gli ambiti di possibile intervento pubblico. Cagliari, Palermo, Cosenza (dove è nata l’associazione spin-off Monithon Calabria), Bari, Matera, Potenza (e altri centri in provincia), Napoli e Salerno sono le principali città del Sud dove si sono attivati gruppi di “cittadini monitoranti”.  Ma non solo al Sud: Torino, Finale Emilia e Bergamo si sono date da fare durante l’ultimo Open Data Day.

Coinvolgere le associazioni locali.  Tanti “monitoraggi” – con metodi diversi – vengono fatti ogni giorno da tante associazioni, blog e comunità informali attive a livello locale. Coinvolgerle in un metodo comune può aiutare a generare massa critica e favorire il dialogo con le istituzioni. Ad esempio, Giulio Di Chiara dell’associazione Mobilita Palermo e un nutrito gruppo di cittadini ha scelto di analizzare il cantiere dell’anello ferroviario, pubblicando un’inchiesta che ha avuto già parecchia risonanza. A Cagliari Sardinia Open Data ha monitorato un progetto di pista ciclabile, coinvolgendo anche Città Ciclabile ed Amici della Bicicletta, coniugando così l’interesse per la mobilità sostenibile al mapping party ed all’implementazione dati su OSM.

Fare rete con le realtà nazionali esistenti. E’ il caso, tra i vari, di Libera, con cui da alcuni mesi è attiva una collaborazione per la mappatura e il monitoraggio dal basso dei beni confiscati alle mafie, e in particoalare quelli che ricevono finanziamenti europei. Teniamo molto anche alla sinergia con Action Aid, che ha incluso ambiziosamente il tema dell’empowerment dei cittadini tra i propri obiettivi istituzionali. Un esempio su tutti: il loro progetto di monitoraggio civico OpenRicostruzione ha monitorato le imprese di Finale Emilia beneficiarie di fondi europei per la ricostruzione post-sisma situate nel centro storico. In collaborazione con il progetto OpenPompei è stato organizzato un weekend di monitoraggio su alcuni beni confiscati alla camorra nella provincia di Napoli nell’ambito della mappatura collettiva che coinvolge, oltre a Libera e altre associazioni, la bellissima iniziativa di civic hacking Confiscati Bene.

Coinvolgere i cittadini di domani.  Molte scuole sono state già coinvolte nei monitoraggi durante la maratona del 22 febbraio,  in particolare a Potenza e provincia grazie al lavoro di APOF-IL. La redazione centrale di Monithon ha poi supportato alcuni licei romani nel monitoraggio della riqualificazione del mercato di Porta Portese, instaurando una bella collaborazione con la Regione Lazio (che ha annunciato una nuova edizione per il prossimo anno) e LAit.

Il metodo Monithon è inoltre parte integrante del progetto A Scuola di OpenCoesionepercorso innovativo di didattica interdisciplinare rivolto alle scuole secondarie superiori. Sette scuole da Trento a Palermo hanno partecipato nell’anno scolastico 2013/2014 ad una sperimentazione didattica.

In parte sviluppato come un MOOC (Massive Open Online Courses) il percorso è costruito sull’alternanza tra lezioni online, momenti in presenza dei gruppi classe con il  team dedicato, visite di monitoraggio ed eventi pubblici. Cittadinanza consapevole tramite attività di monitoraggio civico dei finanziamenti pubblici, impiego di tecnologie di informazione e comunicazione,  uso dei dati in formato aperto (open data): sono queste le colonne portanti del progetto, mirato a conoscere e comunicare in modo innovativo l’impatto delle le politiche di coesione nei luoghi in cui viviamo. Nato da un accordo tra il tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca [MIUR] e il Ministero dello Sviluppo Economico, Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica [DPS], A Scuola di Open Coesione ha l’obiettivo di coinvolgere sempre più scuole. 

Tutte le scuole interessate al progetto sono invitate alla partecipazione, come si legge in questa circolare del MIUR (anche iscrivendosi a questo form). Mentre le comunità che intendono supportare il progetto possono segnalare il loro interesse qui.

Le questioni aperte. Monithon è nato da un’idea di alcuni cittadini che lavorano a OpenCoesione, il portale del Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica. Parecchi monithoners a Roma e nei territori conoscono bene i meccanismi di finanziamento e di gestione dei progetti pubblici, e possono aiutare a rendere i risultati di monitoraggio visibili alle amministrazioni responsabili, per generare impatto sulle decisioni. Costituire su monithon una “massa critica” a livello nazionale di dati, informazioni e suggerimenti aiuta poi a superare i tipici ostacoli e reticenze che si incontrano a livello locale, facendo leva sulla disponibilità dei dati molto dettagliati sui singoli progetti finanziati dalle politiche di coesione sul portale nazionale OpenCoesione.

Quali meccanismi sistematici possiamo immaginare per veicolare il feedback verso le amministrazioni? Cosa può fare la “redazione nazionale” di monithon e cosa possono fare le comunità locali per stimolare l’utilizzo dei dati raccolti per migliorare l’attuazione delle politiche pubbliche? Come coinvolgere efficacemente i media? Queste sono alcune delle questioni che porteremo sabato al Festival del Cambiamento. Ci vediamo a Bologna!