Articoli

L’impatto del monitoraggio civico: il confronto con i media e le istituzioni

Monithon è un’iniziativa indipendente di monitoraggio civico delle politiche pubbliche in Italia e in Europa. L’iniziativa è nata nel 2013, su input del team del portale nazionale OpenCoesione, sviluppandosi poi come iniziativa indipendente grazie al lavoro volontario di decine di analisti, giornalisti, esperti di politiche pubbliche e semplici cittadini interessati. Monithon mette a disposizione di tutti una serie di strumenti e di metodi per la creazione di Report di Monitoraggio civico delle politiche pubbliche, cioè per tutte quelle attività sistematiche di controllo e valutazione da parte di comunità locali, studenti, associazioni e singoli cittadini dei progetti finanziati da soldi pubblici.

Nel 2020 sono stati creati 125 nuovi report, che abbiamo pubblicato sul nostro sito, e che fanno salire il totale dei report a 709. Questi report sono prevalentemente il frutto delle attività del progetto educativo A Scuola di OpenCoesione (ASOC), una best practice europea portata avanti dal governo italiano e recentemente finanziata anche dalla Commissione Europea per una sua diffusione in altri stati membri. Altri report provengono dalle comunità di studenti dell’Università di Torino e di Chieti e Pescara.

Come ogni anno, in questo post ci occuperemo dei risultati ottenuti da questi monitoraggi dal 2013 fino ad oggi.

Ma c’è di più. Rispetto al nostro consueto aggiornamento annuale (comunque tutte le elaborazioni nell’infografica in PDF), quest’anno possiamo mostrare dati e casi concreti di impatto del monitoraggio civico, in termini di copertura sui media dei risultati, di connessione con i policy makers e di risposte ottenute. I dati provengono da un questionario rivolto a tutte le edizioni di ASOC dal 2013 al 2019, equivalente allo “step 3” dell’attuale report di monitoraggio civico.

Abbiamo scoperto che i gruppi di monitoraggio sono bravissimi, in media, a creare connessioni con i media e i policy makers. E’ stato più difficile, però, interfacciarsi con le amministrazioni per ottenere risposte concrete ai problemi riscontrati. Non mancano comunque casi di successo molto interessanti.

Clicca qui per scaricare l’infografica completa sui risultati e sull’impatto del monitoraggio civico

I risultati del monitoraggio civico

Quest’anno il valore totale dei progetti monitorati è ulteriormente salito da 7,35 miliardi nel 2019 a 9.41 miliardi nel 2020. Si tratta per il 70% di grandi infrastrutture di trasporto come ferrovie e linee metropolitane.

In generale, la maggior parte dei progetti ottiene un giudizio complessivamente positivo (62%). Non mancano però progetti giudicati inefficaci (10%), bloccati nel bel mezzo dell’attuazione (8%), o che che sono in corso ma presentano qualche problema (15%). I problemi riguardano in particolare questioni amministrative o legate all’avvio del progetto (11%), problemi tecnici (11%), o problemi di efficacia (2,8%). In certi casi, il progetto richiede ulteriori interventi per essere utile (3,2%).

Ogni report, ovviamente, contiene informazioni qualitative dettagliate sui problemi riscontrati, gli aspetti positivi, e i suggerimenti per rendere il progetto ancora più efficace o migliorarne la comunicazione, o per risolvere gli aspetti critici rilevati.

Qui si trova la lista dei singoli report pubblicati nel 2020. Ognuno riporta anche i dati da OpenCoesione con le principali caratteristiche del progetto monitorato.

Questi risultati sono stati disseminati in vario modo, con l’obiettivo di sviluppare un dibattito informato sui media sull’uso dei fondi pubblici e per raggiungere con i propri suggerimenti e proposte le amministrazioni responsabili.

Instagram, Twitter e Facebook sono stati i social media più usati. Gli studenti hanno anche organizzato eventi pubblici invitando le amminstrazioni e le autorità politiche. E’ interessante il fatto che circa un quinto dei team di monitoraggio siano stati formalmente “auditi” dalle amministrazioni per discutere dei risultati ottenuti.

L’impatto del monitoraggio civico

Una prima misura dell’impatto del monitoraggio deriva dal livello di interesse dei media per le ricerche dei ragazzi.

il 63% dei report sono stati ripresi dai media. In particolare, TV e giornali locali si sono dimostrati interessati sia al fatto in sé – giovani teenager che si occupano dell’efficia dei fondi comunitari – sia ai risultati concreti di queste ricerche, che in alcuni casi si occupano di progetti ben noti all’opinione pubblica locale. Altri gruppi di monitoraggio sono stati ospiti in radio o hanno scritto articoli per giornali web.

Il team Terra di Mezzo ha creato una propria radio su Spotify chiamata Radio Raid, con interviste a leader politici e personaggi chiave nella lotta alle mafie. Il gruppo ha detto a Monithon che “i nostri servizi hanno reso un argomento spesso passato sottotraccia, come il riutilizzo dei beni confiscati, un elemento strategico nella lotta alle mafie. Attraverso questo strumento, il team è riuscito a coinvolgere non solo la popolazione ma un più ampio uditorio nazionale ed internazionale, mettendo al centro dell’interesse della comunità il riutilizzo di un bene che, grazie alla cooperativa Terre Joniche, è diventato un simbolo della lotta alla ‘ndrangheta nel territorio di Isola di Capo Rizzuto”.

Gli studenti hanno anche descritto come sono riusciti a raggiungere i policy makers, se ci sono riusciti. In molti casi (76%), il gruppo ha creato contatti con amministrazioni nazionali e locali responsabili. In alcuni casi (7%), le amministrazioni non hanno risposto per niente alle richieste dei gruppi. In altri casi, più di una richiesta è stata fatta a diverse amministrazioni, con alcune amministrazioni che hanno risposto ed altre no (18%). Nel 2020, la pandemia da COVID-19 non ha certamente aiutato. 

Il tipo di risposte ottenuto è stato anche esso differente. Gli studenti hanno ricevuto risposte formali o generiche alle loro richieste (18%), e in alcuni casi promesse concrete e verificabili (32%).

Ad esempio, il team Watershed dell’edizione 2018-2019 di ASOC, ha monitorato la costruzione di un canale di protezione alla città di palma di Montechiaro in Sicilia. “Dai monitoraggi effettuati abbiamo notato che l’opera finanziata, benchè conclusa, non funziona per come dovrebbe. Dai sopralluoghi si è notato che gli inghiottitoi sono pieni di erbacce e detriti che non permettono alle acque di entrare nella condotta per poi defluire a mare, che ad alcuni tombini è stata rubata la copertura in ferro ed è stata sostituita con dei massi che non chiudono ermeticamente e fanno entrare detriti nel canale. […] Il nostro monitoraggio e la nostra azione hanno portato ad un risultato concreto. Dopo mesi di comunicazione e sollecitazione il Sindaco ha firmato un protocollo di intesa con cui si impegna a reperire le somme per effettuare la manutenzione del canale e mettere in sicurezza la città”.

In alcuni casi, i suggerimenti provenienti dalle ricerche sono stati implementati con successo per migliorare l’efficacia dei progetti (8%). Gli studenti del team Panta Rei, che hanno valutato un famoso complesso di depuratori nella zona di Napoli, ci dicono che i loro input “hanno contribuito ad accendere i riflettori sulla questione dei Regi Lagni, stimolando una serie di iniziative che in questo periodo si sono moltiplicate. Siamo particolarmente soddisfatti della proposta avanzata da uno dei protagonisti del nostro monitoraggio, esponente di un Ente locale, dell’istituzione di una “Commissione Speciale d’Indagine sull’inquinamento delle Acque (di falda, dei corpi idrici superficiali, del mare)”. 

Nel 2018, un altro team di monitoraggio, VeniVidiVico, ha monitorato i lavori di rinnovamento della loro scuola, il liceo “Vico” di Laterza, in Puglia. “La nostra attività di monitoraggio si è concentrata sui lavori per la messa in sicurezza della nostra scuola. I lavori, che riguardavano il sistema idrico e antincendio, finanziati con i fondi europei erano stati completati ma la certificazione antincendio, fondamentale per la costruzioni di nuove aule di cui la nostra scuola aveva bisogno, non era stata rilasciata perché l’impianto elettrico non era a norma. Dopo la nostra attività di monitoraggio le istituzioni si sono attivate affinché i lavori per la messa in sicurezza dell’impianto elettrico si svolgessero in tempi brevissimi, ad oggi, dopo un anno dalla conclusione della nostra esperienza di monitoraggio civico, i lavori si sono conclusi con l’adeguamento del sistema elettrico alle norme sulla sicurezza“.

Infine, abbiamo analizzato la capacità degli studenti di formare relazioni con gli altri attori dei loro territori, attraverso l’analisi dei messaggi scambiati su Twitter. L’uso di Twitter per documentare i diversi step delle ricerche, inclusi gli incontri pubblici e i momenti di attività in classe, era obbligatorio nel percorso ASOC. Per questa ragione, la stragrande maggioranza dei gruppi di monitoraggio ha creato un account di Twitter per postare foto, video, link e per menzionare gli individui e le organizzazioni con cui hanno avuto a che fare.

Abbiamo mappato la rete complessa di queste interazioni analizzando le connessioni tra i diversi soggetti, e includendo nell’analisi tutti gli account che hanno utilizzato gli hashtag ufficiali del programma ASOC, come ad esempio #ASOC2021 usato quest’anno. Abbiamo quindi considerato non solo gli studenti, ma anche tutti i diversi attori che, con ruoli differenti, hanno partecipato o erano interessati al percorso.

Più di 1000 attori nazionali e locali hanno creato circa 5000 connessioni. I due nodi di maggiori dimensioni al centro della figura rappresentano i due account di Twitter ufficiali del programma ASOC, cioè @OpenCoesione e @ascuoladioc. Abbiamo rimosso anche un altro grande nodo centrale costituito dal nostro stesso account @Monithon, che negli ultimi anni ha sistematicamente ri-twittato o menzionato quasi tutti i team di monitoraggio, distorcendo grandemente la rappresentazione. 

Alcuni centri Europe Direct, partner ufficiali di ASOC e le autorità di gestione di alcune regioni del Sud hanno spesso agito come hub informativi, connettendo tra loro varie tipologie di attori.

Oltre al team di ASOC, gli studenti sono stati capaci di formare relazioni su Twitter con i Policy Makers, incluse le autorità regionali (445), le associazioni (268) e i medi (132).

Aumentare l’impatto

In questo post abbiamo mostrato come i gruppi di monitoraggio siano mediamente in grado di portare avanti indagini efficaci sul campo e di creare numerose connessioni per la diffusione dei risultati.

L’obiettivo principale del monitoraggio civico, però, anche di strutturare collaborazioni con i decisori pubblici per migliorare i vari aspetti del policy making, a partire dalla capacità dei singoli progetti di risultare realmente utili ai beneficiari finali di questi finanziamenti. In questo senso, abbiamo riscontrato una maggiore difficoltà nel generare reale impatto sull’efficacia dei progetti. In alcuni casi, però, questo tipo di collaborazione non solo si è verificato, ma è ha avuto impatto diretto sul progetto, rendendolo più efficiente o più vicino ai bisogni dell’utenza di riferimento, dimostrando quindi che è realmente possibile ottenere un impatto, soprattutto se la pressione verso le istituzioni è mantenuta costante nel tempo.

Pensiamo sia cruciale moltiplicare le opportunità per realizzare queste collaborazioni, sia a livello nazionale sia locale. OpenCoesione, il nostro partner principale e uno dei più importanti fornitori di dati pubblici per il monitoraggio civico in Italia, potrebbe facilitare questo processo aumentando le possibilità per i gruppi di monitoraggio di instaurare un dialogo stabile con le amministrazioni responsabili. Inoltre, potrebbe farsi promotore di modalità e meccanismi di policy che permettano ai feedback ricevuti dal basso di essere realmente usati dai policy makers, in modalità fortemente operative. In questi giorni ASOC ha lanciato un nuovo formato chiamato ASOC Talk – uno spazio di confronto con le Istituzioni, al quale sono invitati i team premiati durante la scorsa edizione, la Presidenza del Consiglio, le Regioni partner di ASOC, la Commissione Europea, il Senato e l’Agenzia per la Coesione Territoriale. Iniziative del genere sono perfettamente in linea con i nostri suggerimenti.

Inoltre, crediamo che le NGO italiane, e in particolare le associazioni della società civile già attive come autori di report o nel supporto agli studenti di ASOC, avrebbero grandi opportunità, date le giuste condizioni, per chiedere e sostenere migliori politiche pubbliche sulla base dei risultati del monitoraggio civico. In particolare, studenti e associazioni dovrebbero trovare campi di interesse comuni per formare un’alleanza strategica. La creazione di connessioni stabili tra tutti gli attori interessati, associata a meccanismi di policy per una reale collaborazione con la cittadinanza, potrebbe essere la strada migliore per portare il monitoraggio civico al livello successivo.

Nasce MoniTutor: la guida online per il monitoraggio civico

Il 2020 porta una serie di novità per Monithon, l’iniziativa indipendente di monitoraggio civico che mette a disposizione metodi e strumenti per verificare l’andamento e l’efficacia degli interventi finanziati dalla politiche pubbliche.

Oltre a sperimentare un’applicazione web completamente nuova dove registrarsi e raccontare i propri obiettivi di monitoraggio, lo sviluppo del report di monitoraggio civico è ora suddiviso in 3 fasi: un primo step dedicato all’analisi del progetto di investimento e dei principali documenti, un secondo incentrato sulla valutazione di efficacia del finanziamento che si è scelto di monitorare, mentre il terzo riguarderà i risultati e l’impatto del vostro monitoraggio civico.

Per ognuna di queste fasi, è ora a disposizione per tutti una guida al monitoraggio civico che abbiamo chiamato MoniTutor. Si tratta di una serie di domande e suggerimenti – sviluppati dalla redazione di Monithon grazie a numerosi esperti scelti tra gli “amici” di Monithon o intervistati ad-hoc su temi specifici – che guidano il team di monitoraggio nelle loro attività.

La MoniTutor è integrata nell’esperienza di compilazione del report di monitoraggio civico. Ora ad ogni gruppo di suggerimenti corrisponde una serie di campi da compilare. Per attivarla basta registrarsi su Monithon, creare un nuovo report, scegliere un progetto da OpenCoesione.gov.it e incollare il link della pagina dedicata al progetto (ad esempio: https://opencoesione.gov.it/it/progetti/6to57210/).
La guida si riempirà di informazioni sulla base dei dati open disponibili da varie fonti (e integrati attraverso le APIs).

Le informazioni e i suggerimenti della guida sono sempre diversi a seconda del progetto scelto. Questo perché MoniTutor ha lo scopo di interpretare e agevolare la lettura dei dati di OpenCoesione (anche quelli non pubblicati sulle pagine web del portale) o di altra fonte attraverso appositi algoritmi. Ad esempio, confrontando le date di completamento del progetto potrà darvi suggerimenti diversi a seconda che il progetto sia appena iniziato, in corso o concluso.

Inoltre, sulla base dell’ambito tematico del progetto (trasporti, beni culturali, innovazione, etc.), la guida presenta una serie di suggerimenti specifici su documenti da leggere, siti web da navigare, persone da contattare e una griglia con le domande da porre, basata sull’esperienza e sulla conoscenza di una rete di esperti. La guida contiene anche i nomi, le email e gli indirizzi per contattare le Autorità di Gestione dei Programmi Europei, grazie a dati raccolti da noi da fonti ufficiali, e gli indirizzi dei vari soggetti con un ruolo attivo nel progetto scelto, quando sono disponibili negli open data di OpenCoesione.

Insomma, la MoniTutor diventa oggi uno dei principali strumenti con cui Monithon fornisce a tutti supporto metodologico nell’impostazione e nella realizzazione del monitoraggio civico degli investimenti pubblici, e da oggi è in sperimentazione nell’edizione 2019-2020 di A Scuola di OpenCoesione (ASOC), il principale corso di monitoraggio civico in Italia. ASOC utilizza monithon nell’ambito della lezione Esplorare, una tappa fondamentale del percorso, in cui i principali risultati delle ricerche degli studenti delle scuole superiori entrano a far parte di una più ampia base di conoscenza alimentata da comunità civiche, associazioni e studenti universitari e accessibile da parte dei media e delle istituzioni nazionali e locali.

Qui il tutorial sull’uso delle nuove funzionalità di Monithon a cura del team ASOC:

I risultati dei nostri monitoraggi: un aggiornamento sui report dal 2013 al 2019

Nel 2019, 114 nuovi report di monitoraggio civico sono stati aggiunti alla nutrita lista dei report di Monithon, tutti consultabili e scaricabili dal nostro sito. Ogni report valuta l’avanzamento e l’efficacia di un progetto finanziato da risorse pubbliche in Italia. Considerando l’ammontare totale dei fondi monitorati nel tempo, dal 2013 al 2019, quest’anno fa segnare un nuovo record. Sono oltre 3 miliardi gli investimenti monitorati da gennaio a giugno 2019 in 588 report, molti dei quali consistono in Fondi Europei per lo sviluppo regionale e la coesione territoriale.

Quest’anno, tutti i report tranne uno sono stati creati dagli studenti delle scuole superiori partecipanti al progetto “A Scuola di OpenCoesione” (ASOC) della Presidenza del Consiglio, un’iniziativa ormai considerata buona pratica a livello europeo e recentemente estesa ad altri paesi. ASOC, sempre dal 2013, impegna studenti e insegnanti in un percorso didattico a forte vocazione civica, che punta su accountability, data journalism e monitoraggio civico grazie all’uso dei dati sull’utilizzo dei fondi pubblici pubblicati sul portale OpenCoesione. Monithon è uno dei principali strumenti di questo percorso, a cui fornisce metodi, esperienze e tool informatici per l’invio di informazioni quali-quantitative.

Un report è stato invece sviluppato a Giugno da un gruppo di studenti dell’Università di Torino, come step finale di un corso creato dall’Università di Torino in stretta collaborazione con il Centro Europe Direct della Città. Il corso è specificatamente dedicato alle politiche europee e al monitoraggio civico.

In questo post, siamo orgogliosi di presentare un aggiornamento dei principali dati aggregati sui risultati del monitoraggio civico di monithon dal 2013 al 2019, con l’obiettivo di disseminare questa pratica verso i decisori pubblici, i funzionari delle amministrazioni coinvolte nella gestione e nell’attuazione delle politiche, i giornalisti e tutti i cittadini interessati, comprese le tante associazioni interessate a singoli aspetti o a particolari progetti pubblici finanziati. I dati presentati qui comprendono, quindi, anche i report sviluppati nel corso delle passate edizioni di ASOC, e quelli creati da associazioni e gruppi informali negli anni scorsi.

Clicca qui per scaricare l’infografica completa di tutti i dati aggregati dal 2013 al 2019

Cosa è stato monitorato

Considerando tutti i report creati a partire dal 2013, l’ammontare totale di fondi pubblici oggetto del monitoraggio è aumentato nel tempo fino a raggiungere la quota di 7,35 miliardi di euro. Molti di questi fondi (circa il 70%) sono dedicati a grandi infrastrutture di trasporto come linee ferroviarie e metropolitane. Sono cifre a nostro parere ragguardevoli, considerando che il valore totale dei progetti tracciati su OpenCoesione è ora pari a 140 miliardi: circa il 5% del totale dei fondi pubblici per la Politica di Coesione dal 2007 al 2019 è stato monitorato da un qualche gruppo di monitoraggio civico.

Possiamo anche notare che i fondi europei sono considerati particolarmente interessanti dai gruppi di monitoraggio, visto che il 72% dei fondi derivano da fonti comunitarie.

I risultati del monitoraggio civico: Una vista d’insieme

In generale, la maggior parte dei progetti che sono stati valutati (63%) hanno ottenuto un giudizio positivo. In particolare, il 41% risultavano completi e sono stati giudicati utili, mentre il 22% sono ancora in corso senza presentare particolari problemi.

Un terzo dei progetti, però, ha presentato problemi rilevanti. Il 18.1% dei progetti mostrano ritardi o altri problemi di attuazione. Altri progetti hanno problemi nella fase di avvio, durante la pianificazione o per problemi amministrativi (10,7%). E’ particolarmente interessante per i decisori pubblici il giudizio dei gruppi di monitoraggio sui risultati e sull’efficacia dei progetti dal punto di vista dei “beneficiari finali”, cioè dei cittadini e delle imprese che beneficeranno degli investimenti pubblici.

Mentre i risultati previsti dal progetto sono considerati non pienamente realizzati solo nel 3,2% dei report, diverso giudizio riguarda l’efficacia dei progetti per l’utente finale. Il 9,2% dei report di monitoraggio contiene dubbi sulla capacità dei progetti, seppur completati con successo, di rispondere ai bisogni dei territori considerando il più ampio contesto in cui gli investimenti si vanno a realizzare. Ad esempio, il 2,7% dei progetti risponde pienamente agli obiettivi realizzativi posti sulla carta, ma i pratica risulta inutile in mancanza di ulteriori interventi complementari che ancora mancano, sono in ritardo, o non sono proprio previsti nella programmazione delle politiche pubbliche per quel particolare territorio.

I suggerimenti dei gruppi di monitoraggio

Fortunatamente, ogni report di monitoraggio comprende anche una specifica sezione con idee e suggerimenti per i policy makers e le comunità locali. Un terzo dei report contiene suggerimenti su come migliorare lo specifico progetto che è stato monitorato, sulla base delle evidenze, interviste e ricerche condotte nel corso di diverse settimane. Altri commenti possono essere classificati in tre tipologie principali.

La prima riguarda lo sviluppo ulteriore del progetto per garantire un impatto ancora maggiore. Questo significa che, in questi casi, il progetto è ritenuto molto utile e andrebbe quindi espanso con ulteriori fondi, anche eventualmente garantendo la presenza di quelle condizioni e interventi “complementari” di cui si discuteva nel paragrafo precedente.
Il secondo tipo riguarda invece il miglioramento degli aspetti che riguardano la “governance” degli interventi: questo è il caso in cui le amministrazioni non si parlano tra loro, si accusano a vicenda per lentezze e ritardi, oppure non coinvolgono appieno la cittadinanza nelle scelte che riguardano direttamente i territori.
L’ultimo tipo di suggerimenti, riguarda invece la comunicazione dei progetti. Spesso le amministrazioni finanziano progetti utili che però rimangono sconosciuti alla cittadinanza, con la conseguenza che il livello di efficacia è ampiamente migliorabile grazie ad una comunicazione più mirata verso i potenziali soggetti target, una volta realizzato l’intervento.

Verso un nuovo anno di monitoraggio civico

Un nuovo anno (scolastico e accademico) sta per iniziare e noi di Monithon non vediamo l’ora. Per la prima volta, il percorso didattico di A Scuola di OpenCoesione verrà replicato e testato in 7 nuovi contesti europei. Si tratta di due stati – Bulgaria e Croazia e cinque regioni – Alentejo (Portogallo), Catalogna (Spagna), Peloponneso, Tessaglia and Isole ionie (Grecia). Tutto questo grazie agli sforzi e ai fondi resi disponibili dalla Commissione Europea, che ha supportato il monitoraggio civico dall’inizio. E’ bello ricordare come anche la prima edizione di ASOC ebbe come protagoniste 7 scuole, che per prime sperimentarono il percorso.

Questo esperimento ci sembra la più concreta soluzione per diffondere la pratica del monitoraggio civico a scuola, e siamo più che disponibili a condividere la nostra conoscenza, i nostri metodi e i nostri strumenti ai team di lavoro che si stanno costituendo, così come abbiamo fatto per ASOC in questi ultimi anni. In particolare, sarà molto interessante vedere come l’approccio e il percorso di ASOC verranno adattati a contesti territoriali con caratteristiche molto diverse tra loro, ma accomunati dalle stesse regole e caratteristiche della politica di Coesione europea, su cui si concentrano gli sforzi di monitoraggio.

Altri due anni di monitoraggio civico: il report aggiornato sui risultati di Monithon

Dall’ultimo post sui risultati del monitoraggio civico delle politiche pubbliche, la piattaforma Monithon.it si è arricchita di quasi 300 nuovi report di monitoraggio, più del doppio di quanti erano presenti a fine 2016: 300 nuove ricerche incentrate ognuna su un progetto finanziato dalle politiche di coesione in tutta Italia. Questa crescita è un risultato straordinario, che ci rende orgogliosi di contribuire alle sperimentazioni del monitoraggio civico come metodo di uso proattivo degli open data pubblici, di partecipazione civica e accountability delle politiche pubbliche.

Dalla sua creazione, infatti, Monithon si propone come strumento e metodologia di ricerca al servizio di scuole, università, associazioni e comunità locali, in modo quasi sempre volontario e secondo la filosofia dell’hacking civico.  Vedi ancora il nostro post dell’anno scorso per capire come nasce Monithon e chi lo porta avanti.

Quest’anno siamo ancora più orgogliosi perché la qualità dei report pubblicati è in costante miglioramento. Le ricerche sviluppate negli ultimi due anni hanno incluso in quasi il 90% dei casi una visita diretta alle sedi dei progetti – un’infrastruttura o il luogo dove viene erogato un servizio finanziato da fondi pubblici – con la raccolta di dati, video, foto e documenti.  Sempre negli ultimi 2 anni, oltre il 95% dei gruppi di monitoraggio ha effettuato interviste sul campo: il 76% ha intervistato il soggetto pubblico o privato che ha ricevuto i finanziamenti, il 56% ha intervistato i cittadini della loro comunità locale per valutare l’efficacia del progetto secondo la prospettiva dei beneficiari ultimi delle politiche pubbliche. Il 38% è riuscito a intervistare direttamente i responsabili politici (sindaci, assessori comunali o regionali, presidenti di provincia, etc.). Non solo: la capacità di ricostruire la “storia amministrativa” dei finanziamenti erogati e il dettaglio di questa ricostruzione sono aspetti qualitativi che si possono apprezzare andando a leggere i report di monitoraggio a partire dalla mappa o dall’elenco. Quasi sempre sono disponibili video originali che riportano i contenuti delle interviste e i principali risultati delle ricerche – piccole inchieste di data journalism!

Questi risultati sono principalmente il frutto del lavoro incredibile del team del progetto A Scuola di OpenCoesione (ASOC), che utilizza Monithon nella tappa più importante del suo percorso didattico, chiamata “Esplorare“. Da qui si capisce come i ragazzi siano diventati così bravi a leggere, capire e utilizzare i dati pubblici per chiedere conto alle istituzioni degli investimenti effettuati nel loro quartiere o nella loro città. Solamente nell’ultima edizione 2017-2018, sono stati coinvolti circa 5000 studenti, guidati dall’impegno diretto di 300 docenti in tutta Italia.  Quasi l’88% dei report presenti su Monithon.it è il frutto di queste attività di ricerca.
A Scuola di OpenCoesione è in costante crescita anche dal punto di vista della riconoscibilità istituzionale: l’iniziativa OpenCoesione, che finanzia e coordina ASOC presso la Presidenza del Consiglio, negli ultimi anni ha contribuito a far conoscere la pratica del monitoraggio civico presso le amministrazioni regionali, le istituzioni dello Stato e quelle europee.

Non mancano però le sperimentazioni di percorsi simili anche in campo universitario. All’Università di Torino, grazie allo sforzo propulsivo del Centro Europe Direct, ogni anno si effettua un corso specificatamente dedicato alle politiche europee e al monitoraggio civico. I lavori dei team MoniTOcamera (2017) e MoniTOsitadela (2018) parlano da soli, aggiungendosi alle precedenti ricerche già di ottimo livello. A Torino è anche da seguire con attenzione uno spin-off super interessante: Monitorino.

Tra gli impegni più recenti della comunità di Monithon, oltre al supporto alle scuole e alle prime sperimentazioni universitarie – a cui si è recentemente aggiunta l’Università di Pescara con il suo corso di Urbanistica – è fondamentale il contributo alla realizzazione dell’Integrity Pact di Sibari (Calabria), che, grazie ad Action Aid, è entrato nel vivo con le prime scuole di monitoraggio civico rivolte alla cittadinanza locale. E’ un’iniziativa game changer non solo per il Ministero dei Beni Culturali e le comunità territoriali, ma anche per la Commissione Europea, che lo ha recentemente assunto a modello (vedi a pag. 26) per futuri interventi di questo tipo contro la corruzione e a favore della partecipazione civica.

In questo post vi vorremmo trasmettere un po’ dell’entusiasmo, del divertimento e delle scoperte – positive e negative – che hanno accompagnato lo sviluppo dei report di monitoraggio. Si parte, anche in questo caso, dall’analisi dei risultati del monitoraggio civico – quali progetti sono stati analizzati? Quali sono i principali “giudizi” maturati? – per poi passare ai suggerimenti indirizzati ai decisori pubblici.


I finanziamenti pubblici monitorati

Da fine 2016 a maggio 2018 i report di monitoraggio sono passati da 177 a 475: davvero un bel salto! Ciascun report, tranne limitate eccezioni, entra nei dettagli di un progetto scelto inizialmente dal gruppo di monitoraggio a partire dalla lista dei circa 950mila progetti pubblicati su OpenCoesione.gov.it.  Grazie agli open data, possiamo collegare i risultati dei monitoraggi alle caratteristiche fondamentali dei progetti monitorati come la dimensione finanziaria, le fonti di finanziamento, i temi di appartenenza.

Scopriamo così che l’ammontare complessivo delle risorse finanziarie dei progetti monitorati supera i 4,5 miliardi di euro, di cui oltre 3 miliardi monitorati nei soli ultimi 2 anni.  Oltre la metà dei progetti è finanziato dai cosiddetti “fondi europei”: in questo caso si tratta dei fondi gestiti dalle amministrazioni centrali e regionali per ridurre i divari tra le diverse aree del paese (ecco perché sono molti di più al Sud rispetto al Centro-Nord). Cresce però la quota di progetti monitorati che sono finanziati da risorse che lo Stato mette a disposizione con esattamente gli stessi obiettivi (“fondi nazionali”).  In ogni caso, si tratta di finanziamenti che trovano copertura nel bilancio nazionale, in quello europeo o in quelli regionali e locali: insomma i soldi dei contribuenti.

Sempre attraverso i dati aperti di OpenCoesione possiamo classificare i progetti per tema. Inutile dire che le ingenti risorse necessarie per costruire o migliorare le infrastrutture di trasporto si riflettono anche nel campione di progetti monitorati: ai 53 progetti su questo tema corrispondono quasi 3 miliardi di finanziamenti complessivi.  Un esempio: l’aeroporto di Crotone, la cui realizzazione è ancora in corso appena conclusa, che costituirebbe un volano fondamentale per l’economia della zona.

Rispetto al nostro ultimo post, il tema più interessante per gli utenti si conferma quello della cultura e del turismo. Si tratta di 141 progetti per un ammontare di 530 milioni – investimenti fondamentali nel nostro paese e su cui le competenze attivabili grazie al monitoraggio civico possono dare un contributo rilevante. Parliamo davvero di una miriade di interventi diversi: dal restauro della Reggia di Caserta al recupero del Teatro Apollo di Lecce (qui in inglese!), dal Convento dei Cappuccini a Grottaglie (Taranto) al Festival del Peperoncino di Diamante in Calabria.

Tra i temi c’è anche una new entry: il sesto tema più monitorato, ad oggi, riguarda l’inclusione sociale. 38 progetti finanziano, ad esempio, il riutilizzo di beni confiscati alla criminalità organizzata a scopi sociali (es. la realizzazione del Centro Studi sull’Antimafia in Calabria) o lo sviluppo di servizi assistenziali (come la Casa della Salute a Bosa, Sardegna).

Il giudizio dei gruppi di monitoraggio

Il giudizio dei gruppi di monitoraggio sui progetti pubblici visitati è il punto cruciale delle attività. Complessivamente, negli ultimi due anni il giudizio è rimasto sostanzialmente invariato. La maggior parte dei progetti finanziati (64%) conquista un giudizio positivo. Di questi, oltre due terzi sono già conclusi e ritenuti utili, e i rimanenti sono in corso ma fanno ben sperare.

Alcuni investimenti rappresentano una graditissima sorpresa per le comunità di monitoraggio, che hanno l’occasione di scoprirli e conoscerli meglio. Ad esempio, durante gli ultimi monitoraggi degli anni 2017 e 2018, è molto piaciuta la ristrutturazione del centro storico di Barletta, in Puglia. Secondo il team Ricostruendo la Storia, il progetto “ha portato ad un miglioramento della qualità di vita dei residenti del centro Storico ed ad un discreto aumento dei flussi turistici”. Anche l’impianto fotovoltaico di Montefiascone, vicino a Viterbo, ha portato ricadute positive in termini di “risparmio economico e diminuzione dell’inquinamento nell’ambiente circostante”. Un altro esempio: il museo MArTA di Taranto, che grazie ai finanziamenti pubblici “è riuscito a raggiungere nel 2016 il massimo storico di visitatori”.

Anche i ragazzi del team “Cristallo dello Zingaro” di Trapani, monitorando gli interventi per la sicurezza della riserva naturale dello Zingaro, sono rimasti colpiti: “la prima cosa che rapisce lo sguardo del turista è la bellezza senza eguali del paesaggio”. Risulta “evidente la maestria degli abilissimi operai nel cercare di rendere il tutto il più naturale possibile senza dimenticare la funzione primaria dei lavori, ossia salvaguardare chi cammina, ignaro dei pericoli che il territorio può riservare”.

I progetti con problemi sono invece circa un terzo del totale: l’11% è concluso ma appare inefficace, mentre i rimanenti 21% sono ancora in corso e hanno difficoltà a procedere.  Sul 3% dei progetti appena iniziati il giudizio è sospeso. Parliamo tra poco, più in dettaglio, delle difficoltà riscontrate.

E’ interessante ora andare a vedere se il giudizio cambia a seconda della localizzazione geografica. In questo post ci concentriamo sulle 4 regioni dove è maggiore il numero dei report di monitoraggio civico. Queste sono le principali regioni del Mezzogiorno in termini di finanziamenti totali ricevuti dalla politica di coesione europea e nazionale.  La Puglia è la regione con il maggior numero di giudizi positivi (68%, di poco superiore alla media nazionale), colorati in verde nell’infografica. La Calabria, all’opposto, presenta maggiori difficoltà: poco più della metà dei progetti sono giudicati negativamente. Colpisce in particolare il dato sui progetti conclusi, su cui si fa più fatica a rimediare. Non si tratta però di un giudizio inappellabile: secondo gli estensori dei report, come vedremo dopo parlando dei suggerimenti, agendo su alcune “condizioni al contorno” anche questi progetti possono riguadagnare in efficacia.

Cosa determina il giudizio negativo?  Anche gli ultimi 300 report inclusi in queste elaborazioni confermano tutto sommato le stesse problematiche. A parte i progetti nemmeno avviati per problemi legati, ad esempio, all’accesso a finanziamenti, autorizzazioni o concessioni, una buona parte degli interventi pubblici (10,9%) si incaglia durante il percorso per problemi di natura amministrativa.

Il principale problema rilevato, però, si conferma essere il generale ritardo nella realizzazione dei progetti rispetto a quanto pianificato (su OpenCoesione, ad esempio, si possono trovare dati sulle tempistiche previste). Si tratta dell’18,1% del totale dei progetti monitorati.  Ad esempio, la costruzione di un centro per le biotecnologie, che dovrebbe essere rapido ad inseguire la frontiera della ricerca scientifica, al tempo della visita di monitoraggio scontava 7 anni di ritardo.  In alcuni casi, il finanziamento riguarda uno specifico intervento che, però, non può essere scisso dal contesto in cui si realizza. Così in provincia di Milano la riqualificazione delle zone umide sul fiume Olona è in ritardo di 2 anni “perché la riqualificazione del parco è legata ad altri progetti riguardante il fiume che hanno avuto delle complicazioni burocratiche”.

Non mancano i progetti per cui è difficile districarsi tra finanziamenti diversi, amministrazioni che rispondono solo parzialmente o che non danno diretto accesso alle opere. In alcuni casi, l’impegno degli studenti non è sufficiente per capire: i soldi sono stati spesi? Per fare cosa? Perché ancora “mancano i finanziamenti” a fronte di dati pubblici che dicono che molti ne sono stati già spesi e rendicontati alla Commissione Europea? Qui di seguito i dubbi dei ragazzi nel loro “TG” sul recupero del borgo antico di Senerchia, in Campania.

Ancora più interessante è soffermarsi sulle ultime fasi del monitoraggio degli interventi pubblici: il risultato e l’impatto.  E’ in questa fase dove il giudizio dei cittadini rappresenta un’informazione preziosa per le amministrazioni, che purtroppo, con l’eccezione dei progetti più rilevanti, non hanno la capacità di verificare puntualmente l’utilità e l’efficacia di ogni singolo progetto finanziato. Ricordiamo che, solo considerando gli investimenti della politica di coesione dal 2007 al 2015, i progetti finanziati sono quasi 1 milione! I gruppi di monitoraggio civico, però, vengono in aiuto applicando i principi del cosiddetto crowdsourcing, cioè la capacità delle “masse” di cittadini di raccogliere dati puntuali andando a suddividere un lavoro di valutazione di per sé immenso in piccoli compiti affidati a ciascuno (in questo caso, un progetto per gruppo), così come avviene per la redazione collettiva di Wikipedia.

Nel nostro caso, l’analisi dei dati qualitativi raccolti mostra che solo il 3,6% dei progetti esaminati ha un risultato non soddisfacente. E’ un dato in linea con quanto già rilevato nell’ultimo report, ed è relativamente basso. Si tratta dei casi in cui il finanziamento non ha portato una realizzazione adeguata: così sembra, ad esempio, nel caso dell’impianto di depurazione nel comune di Paola (Cosenza), per cui “permangono problemi di smaltimento di fanghi e di gestione dell’impianto stesso”.  Così capita anche ad un finanziamento per lo sviluppo di una piattaforma per il social computing dell’Università Milano Bicocca che, per mancanza di altri finanziamenti su cui si faceva conto, non ha potuto realizzare che un prototipo ormai nemmeno più visionabile perché realizzato con tecnologie obsolete. Più grave il caso del Polo Oncologico dell’ospedale Papardo di Messina, purtroppo noto alle cronache, che semplicemente “non esiste”.

Molto più diffusi (10%) sono i casi di progetti realizzato con buoni risultati, ma valutati non efficaci se inseriti nel contesto più ampio in cui sono resi disponibili. Anche se di per sè il progetto ha speso correttamente i fondi assegnati, l’efficacia per i beneficiari finali rimane un parametro fondamentale su cui valutare la buona riuscita delle politiche pubbliche. E’ il caso del Museo Multimediale della Montagna in Sicilia, è rimasto aperto una sola volta “a causa degli elevati costi di gestione e della mancanza di personale”. Tre casi molto simili riguardano altrettanti piani di protezione civile dei Comuni di Marcianise, Palomonte e Casalnuovo di Napoli, che hanno ricevuto finanziamenti per il loro sviluppo ma che non hanno investito nella comunicazione alla popolazione, che, a seguito delle interviste realizzate, non ne conosce nemmeno l’esistenza.  Un altro esempio: la riqualificazione di piazza Savignano ad Aversa (Napoli) è perfettamente riuscita, ma, secondo il gruppo di monitoraggio, il progetto “non è riuscito a ottenere quell’inclusione sociale che era invece il vero nodo dell’intervento”.

Qui c’è il video dei bravissimi ragazzi del team FreeDam che ha monitorato la Diga sul Lordo, in Calabria, con le interviste alla cittadinanza e la conferenza stampa con il sindaco, il vescovo e il presidente di un osservatorio ambientale.

Un particolare sottoinsieme di questi ultimi interventi sono quelli giudicati ben realizzati ma inutili in mancanza di interventi complementari, che potrebbero invece rendere effettivo tutto il loro potenziale.  La struttura per malati terminali a Oristano è completa ma “non ha ancora gli allacci elettrici e dell’acqua” e “deve ricevere l’accreditamento da parte della ASSL”, perciò inutilizzabile, “una cattedrale nel deserto”.  Ancora più evidente il caso del Fortino Sud di Reggio Calabria, la cui riqualificazione ha lasciato i ragazzi “a bocca aperta”. “La struttura è accogliente e curata nei minimi particolari. Il Forte ci appare all’improvviso, dopo l’ultima curva, in tutta la sua ritrovata maestosità e linearità militare”. Peccato che sia impossibile per il pubblico raggiungere il fortino, perché la strada non è percorribile e manca la cartellonistica.


Gli ultimi suggerimenti dei gruppi di monitoraggio

Tra il 2017 e il 2018 la qualità e la varietà delle proposte è sempre maggiore – una vera miniera di buone idee per i decisori locali!
A livello aggregato, le tipologie di suggerimenti seguono un trend che si rafforza di anno in anno.

Una parte dei progetti monitorati (12%) è così utile che il principale suggerimento è di andare avanti e sviluppare ancora di più gli interventi per un impatto sempre maggiore. Grazie al finanziamento pubblico, una parte delle strutture del parco naturalistico “Oasi la Valle” sul lago Trasimeno sono state recuperate: altri edifici del parco però potrebbero essere riadattati per “fungere da laboratori per la formazione dei ragazzi, anche disabili, volta a saper gestire, per esempio, un piccolo orto botanico”. Un altro esempio. Una volta recuperato il Complesso SS. Trinità a Torre del Greco (Napoli) grazie a oltre 4 milioni di finanziamento, si potrebbe realizzare anche “un percorso espositivo virtuale, che ripercorre la storia del territorio i suoi luoghi dell’anima creando un’app apposita che invoglia il visitatore a recarsi sui luoghi reali”. O ancora: dopo aver investito 1,3 milioni per sistemare lo stadio di Barletta, perché non “aumentare il numero delle persone che vogliono avvicinarsi allo sport, anche grazie ai tanti eventi organizzati dalle diverse associazioni sportive che utilizzano abitualmente il campo”?

In altri casi (7%) i gruppi di monitoraggio lamentano problemi di “governance”. Succede quando le amministrazioni “non si parlano tra loro”, e ai problemi burocratici si sommano confilitti politici o mancanza di coordinamento. E’ capitato, putroppo, nel caso del rafforzamento della linea ferroviaria Messina-Palermo e Messina-Siracusa, che vale 28 milioni di finanziamento. Secondo il gruppo di monitoraggio, i lavori sono fermi al 10% della realizzazione complessiva data l’assenza di “chiari gli obiettivi sul piano politico istituzionale”, mentre appare “imprescindibile la creazione di una rete in modo da raccordare le azioni di tutti i soggetti coinvolti”.  In altri casi i suggerimenti sono verso la creazione di una governance collaborativa che si apra alla partecipazione attiva della cittadinanza, delle scuole, delle comunità locali. Ad esempio, gli studenti del gruppo “Dream Energy” di Casal di Principe (Caserta) si propongono di elaborare e realizzare “progetti nell’interesse della collettività, con la partecipazione attiva dei cittadini” per valorizzare l’utilissimo Centro di Educazione e Documentazione Ambientale “Pio La Torre”, un baluardo della legalità. Questo grazie al “contatto continuo tra scuole e Istituzioni”.

Rispetto agli anni precedenti, nell’ultimo biennio si confermano numerosi (14%) i suggerimenti per migliorare la comunicazione su quanto di buono fanno gli investimenti pubblici – compresi i fondi europei – per i territori. E’ così per interventi, grandi o piccoli, monitorati negli ultimi due anni. Anche solo la realizzazione di un parcheggio multipiano a Somma Vesuviana (Napoli) può far qualcosa per venire incontro alle esigenze di migliore mobilità, ma occorre “pubblicizzare di più il progetto e incentivare più persone al suo utilizzo”. Per quanto riguarda di Centri Comunali per la Raccolta differenziata a Martina Franca (Taranto), il “team di monitoraggio civico intende fattivamente contribuire all’attuazione del piano di comunicazione previsto per sensibilizzare e comunicare le modalità e l’importanza del nuovo servizio proponendosi per realizzare video divulgativi, partecipare a giornate ecologiche in piazza, movimentare attività ludico-didattiche per i più piccoli, implementare un bot Telegram sui servizi di raccolta differenziata”.

Infine, la maggior parte dei suggerimenti si concentra su indicazioni puntuali riguardanti il singolo progetto: come sbloccare una situazione problematica o come migliorare un aspetto chiave in termini di effiacia. Decine di rapporti di monitoraggio civico hanno suggerimenti puntuali a disposizione delle amministrazioni locali e le imprese che realizzano gli interventi pubblici. Ad esempio, sul progetto per la riqualificazione del Seveso a Sesto San Giovanni (Milano), gli studenti sono convinti che “una soluzione al problema dell’esondazione del Seveso è la realizzazione di una vasca a laminazione però prima che l’acqua entri in una di queste dovrà essere filtrata”. L’ottima ricerca del team Corsari Assetati offre non pochi suggerimenti su come utilizzare le acque reflue prodotte dall’impianto di depurazione Acqua dei Corsari a Palermo: “usi irrigui, lavaggio strade, raffreddamento macchinari, spegnimento incendi, ma anche, semplicemente, per una pulizia periodica delle fognature, onde evitare allagamenti delle strade”.  Di questo tipo di suggerimenti se ne è discusso anche il 22 maggio ad un workshop di ForumPA.


Le potenzialità del monitoraggio civico: una valutazione di efficacia dal punto di vista degli utenti

Ma forse la potenzialità più interessante del monitoraggio civico è la capacità di collocare il finanziamento ad un intervento specifico nel contesto più ampio dell’area in cui viene realizzato. E’ possibile così fornire indicazioni precise verso una piena efficacia dell’uso dei fondi pubblici, che comprende non solo gli aspetti di realizzazione di quanto pianificato nei tempi previsti e nel rispetto dei vincoli amministrativi e finanziari, ma anche l’effettiva utilità del progetto per il suo territorio di riferimento.

E’ molto interessante vedere come molti report di monitoraggio, soprattutto negli ultimi due anni, abbiano dato molta importanza alle “condizioni al contorno” che rendono i finanziamenti davvero rispondenti ai bisogni dei cittadini e delle imprese.

E’ così nel caso del Museo Archeologico Nazionale di Locri Epizefiri, “uno dei più importanti siti archeologici del mondo”, che necessita dell’impegno delle istituzioni nazionali, regionali e locali per una sua definitiva valorizzazione, aiutando ad esempio a “migliorare la percorribilità delle strade di collegamento, offrire la disponibilità di mezzi di trasporto più efficaci e di strutture ricettive alberghiere e para alberghiere più accoglienti”.   Anche i finanziamenti all’aviosuperficie di Scalea (Cosenza) sono poco efficaci se non sono “migliorati i servizi pubblici della Regione e le infrastrutture alberghiere per gestire al meglio l’ accoglienza dei turisti durante la stagione estiva”.
Lo stesso vale anche per progetti ben più circoscritti, come l’ampliamento della zona ZTL ad Aversa (Caserta), inutile senza la “presenza di vigili urbani nei pressi dei punti di varco e il funzionamento costante delle telecamere” o di “un sistema di geo localizzazione delle biciclette, per prevenirne il furto”.

Insomma, le potenzialità del monitoraggio civico delle politiche pubbliche iniziano ad essere evidenti. Partite come un gioco nel 2013, strutturate come metodo nel 2014 e innestate, negli anni successivi, in veri e propri “corsi per cittadini di domani” nelle scuole, nelle università e tra le comunità civiche, le sperimentazioni si sono fatte via via più numerose e utili. I progetti monitorati, ancora lontani da rappresentare un qualsivoglia campione statisticamente significativo, sono stati oggetto di ricerche approfondite, che hanno portato a generare nuovi dati e informazioni e, in molti casi, anche “buone idee“.  Alle amministrazioni il compito di saperne trarre il meglio!

#Monitoraggiocivico a scuola!

Salve a tutti,

siamo Ibam Forte Via (Facebook: Ibamfortevia; Twitter: @Ibamfortevia), cioè un gruppo di dieci ragazzi o meglio studenti del liceo classico Michelangiolo di Firenze. Durante lo scorso anno scolastico abbiamo partecipato come classe al progetto sperimentale  “A Scuola Di Open Coesione” che nella sua prima versione ha coinvolto sette scuole sul territorio nazionale. Il progetto è stato strutturato su 5 step di cui tre di natura teorica e i restanti due più operativi.

Nella prima parte alla mia classe è stato spiegato il significato di varie parole, a noi precedentemente sconosciute, come “open data”, “fondi strutturali”, “data journalism” “monitoraggio civico”, parole che ci sarebbero state essenziali per svolgere il progetto ma soprattutto per formare una nuova generazione di cittadini (vero scopo dell’intero progetto).

Dopo le prime spiegazioni la nostra classe si è divisa in due gruppi che hanno seguito due differenti progetti trovati su OpenCoesione (il portale del Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica  sull’attuazione degli investimenti da parte delle amministrazioni locali e centrali): la realizzazione della rete tranviaria fiorentina e il restauro delle scuderie medicee di Poggio a Caiano. Noi in particolare ci siamo occupati della tramvia e ci siamo proposti come obiettivo quello di coinvolgere ma anche sensibilizzare la comunità e in particolare rendere costantemente noti gli sviluppi delle nostre ricerche.

Abbiamo cercato di capire se questo ritorno al tram (infatti Firenze era dotata di una grande rete fino agli anni ‘50) sia essenziale per la nostra città o solo una di quelle colossali infrastrutture, tipiche italiane, che poi non avendo successo vengono abbandonate. Per verificare ciò ci siamo mossi su vari fronti: abbiamo intervistato degli ingegneri che si occupano della tramvia per capire meglio tutti gli aspetti tecnici.

Optimized-19_

Abbiamo provato a capire cosa ne pensano i fiorentini di questo nuovo mezzo pubblico attraverso un questionario online per gli studenti dal nostro liceo e delle interviste fatte lungo la T1 (unica linea già operativa); e infine abbiamo elaborato sotto forma di grafici i dati prodotti da noi attraverso il questionario e quelli ricavati dal dataset offerto dal Comune di Firenze.

1400604084119

Alla fine abbiamo raccolto tutte queste informazioni e abbiamo esposto i nostri risultati in una conferenza aperta al pubblico a giugno. Inoltre abbiamo illustrato la nostra ricerca al forum della Pubblica Amministrazione di Roma. Ecco anche il nostro Report di monitoraggio sulla piattaforma Monithon. Sul sito di A Scuola di OpenCoesione c’è anche il nostro Project Work con tutti i risultati delle indagini effettuate.

Inoltre c’è da dire che abbiamo costantemente condiviso il nostro lavoro attraverso i social, che hanno svolto i ruoli essenziali durante il nostro percorso.

Ed eccoci arrivati ai giorni nostri. Il percorso fatto durante lo scorso anno scolastico ci ha segnato e ovviamente ci siamo dovuti chiedere cosa fare adesso. Di sicuro terremo attivi tutti i nostri contatti e social per poter essere a disposizione di un futuro monitorante fiorentino o anche di una scuola che ci volesse contattare… anche perché da apri fila del progetto A Scuola Di OpenCoesione abbiamo dei doveri!  Inoltre abbiamo in cantiere altre idee sia sul piano del report di monitoraggio già fatto (potremmo continuare a monitorare i lavori delle linee 2 e 3 che sono partiti proprio questa estate) sia per quanto riguarda Firenze e la tramvia (possiamo solamente dirvi che stiamo pensando di fare un’applicazione che renda qualsiasi cittadino un monitorante). Naturalmente non pretendiamo di riuscire in tutto, ma sentirete ancora parlare degli Ibam Forte Via! 

Vi lasciamo alcuni link che vi potrebbero interessare:

Articolo del nostro Blogger su Cittadini di Twitter

Il nostro report su Monithon

La pagina a noi dedicata sul sito di A Scuola Di OpenCoesione

Le diapositive utilizzate durante la conferenza finale

 

Il tempo fugge, e c’è chi lo insegue. A Palermo

Io da grande vorrei fare il pompiere, il cantautore, il titolista di un quotidiano, l’autore di Blob e l’insegnante. Anzi, per meglio dire, il tutore e guidare gli studenti nel loro curriculum di studi.
Avere visto il 6 giugno la presentazione del progetto “Tempus fugit“, realizzato dagli studenti del Liceo Scientifico Statale “S. Cannizzaro” di Palermo nel contesto di ” A Scuola di OpenCoesione” (ASOC), ha rafforzato il mio desiderio. Da grande.

Il liceo Cannizzaro, ed in particolare la classe “VE”, ha avuto il privilegio di essere scelta per partecipare a questo percorso innovativo di didattica interdisciplinare, centrato su educazione civicacompetenze digitali,statistiche data journalism.
Ripetete con me “educazione civica, competenze digitali, statistiche e data journalism”.
Se penso all’accostamento tra queste parole e un gruppo di  studenti del liceo, mi manca il fiato, perché è un meraviglioso obiettivo formativo, una grande occasione per ragazzi e docenti e humus per i terreni che batteranno.
Ai miei tempi, al liceo, non c’era nemmeno il laboratorio di informatica (sono vecchio) e non abbiamo mai lavorato a progetti ricchi come quelli di ASOC, che stimolano molto il senso critico e il problem-solving e rafforzano le capacita di lavoro di gruppo e le abilità interpersonali e comunicative.

Ma torniamo “A Scuola di OpenCoesione”. È il frutto di un accordo tra il “Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca” e il “Ministero dello Sviluppo Economico, Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica” e si rivolge alle scuole secondarie di ogni tipo. Il primo ciclo di sperimentazione ha interessato 7 istituti di istruzione distribuiti lungo lo stivale (Palermo, Napoli, Bari, Roma, Firenze, Bologna, Trento).

Il tema di fondo del progetto di Palermo è quello dei “trasporti“, ed in particolare l’attenzione si è concentrata sui tempi di percorrenza dei vari mezzi di locomozione cittadini del presente e del futuro. E’ stata infatti condotta un’analisi anche sulle tramvie attualmente in costruzione a Palermo.
Gli studenti sono partiti dall’analisi dei dati sugli investimenti programmati nel ciclo 2007-2013 (interventi delle politiche di coesione territoriale), che hanno trovato su OpenCoesione. Hanno poi effettuato un monitoraggio civico, andando in visita al deposito dei tram e realizzando una piccola indagine giornalistica sullo stato dei lavori e sul progetto tramviario in generale.

“Tempus fugit” ci è stato raccontato dalle voci degli studenti coinvolti ed in particolare da MarcoEnrico Paola.

Marco ci ha introdotto il progetto nei termini più generali e ci ha presentato “CaTRAMiati“. In siciliano “catamiati” vuol dire “datti una mossa”, e l’unione con Tram ha dato vita al nome del gruppo di lavoro che si sono dati gli studenti.
Enrico ci ha illustrato il monitoraggio fatto, i dettagli tecnici dell’ispezione, di come il deposito dei mezzi sarà anche la sede della struttura di monitoraggio digitale dell’impianto e sottolineato come il centro storico di Palermo non sia adatto (per ragioni di spazio disponibile) ad accogliere una linea tramviaria a due binari.
Paola infine ci ha descritto le modalità con cui il gruppo ha effettuato un confronto, in termini di tempi di percorrenza, tra tre modalità di spostamento differenti: l’automobile, il tram e i mezzi pubblici gommati. Il tram è risultato quello più conveniente.

tempus_fugit_02

I ragazzi hanno calcolato i tempi in automobile facendo un test su strada, quelli in tram li hanno ricavati dai documenti di progetto e quelli in autobus da Google Transit.
L’AMAT, la municipalizzata al 100% del Comune che gestisce il trasporto pubblico, ha infatti fornito alla multinazionale tutti i dati su tempi, percorsi e fermate delle linee, e quindi è possibile ricavare da Google Maps i tempi stimati di percorrenza degli autobus. Stranamente però questi dati non sono ancora disponibili anche in formato aperto. Sono stati richiesti anche dagli studenti di “Tempus fugit” e il direttore dell’AMAT ha fatto sapere che nulla osta al rilascio e sarà fatto. Una bella notizia.
I ragazzi hanno così avuto il piacere di fare anche una piccola azione di civic hacking, avendo la soddisfazione di un risultato positivo.

La presentazione del progetto è stata fatta presso la sede del liceo. Oltre agli studenti, erano presenti i docenti che li hanno seguiti localmente, la preside della scuola, alcuni dei responsabili del progetto di “A scuola di Open Coesione”, dei funzionari regionali del “Dipartimento Regionale della Programmazione”, un rappresentate del team Open Data del Comune di Palermo e dei rappresentanti della società civile che si spendono per diffondere il valore dei dati aperti.
Tra tutti questi attori c’è stato un bel dibattito di cui mi piace evidenziare alcuni dei concetti emersi:

  • il valore grande di questo progetto è il metodo, “un metodo di vita” che sarà utile per tante altre occasioni e che aiuterà questi ragazzi ad essere dei cittadini migliori;
  • proprio per questo valore, si è sottolineato come questo tipo di attività dovrebbe diventare curriculare, ed essere replicata annualmente;
  • chi ha partecipato ad ASOC deve darne evidenza nel proprio curriculum vitae, perché costituisce un’esperienza importante e “moderna”;
  • l’esperienza più nuova e giudicata più importante dagli studenti è stata quella del confronto con la “burocrazia” e con i dati, visti non più come qualcosa di freddo e noioso, ma come elementi che contribuiscono a fare crescere la propria conoscenza.

Il Cannizzaro di Palermo è stato il mio liceo scientifico e la mia sezione è stata proprio la “E”.
Sicuramente queste strane coincidenze mi hanno fatto vivere con particolare emotività il racconto del gruppo CaTRAMiati, ma venerdì sono uscito dal Cannizzaro avendo il futuro davanti a me, molto vicino e sono tornato a casa sereno.
Spero che questo progetto diventi contagioso, e infetti il prossimo anno scolastico.

Gli “altri” OpenCoesione in giro per l’Europa

Da ieri in home page di OpenCoesione (proprio sotto la mappa) è disponibile il primo di una serie di post dedicati ai dati sui Fondi Strutturali in Europa.  A partire da questo e poi nelle prossime settimane, gli articoli racconteranno le esplorazioni che il team di progetto – in primis Chiara Assunta Ricci – sta effettuando sui siti di tutta Europa che pubblicano dati sull’uso dei fondi europei per la coesione.   Parliamo cioè dei portali degli altri stati europei che, così come OpenCoesione in Italia, pubblicano i dati sui progetti finanziati e sui beneficiari di quei fondi.

Come tutti i monithoners sanno bene, si tratta dei dati di partenza su cui si basa il nostro monitoraggio civico!

La prima cosa che  salta all’occhio è che, almeno in questo caso, l’Italia si trova nel club dei paesi più trasparenti, cioè quelli che hanno sviluppato portali nazionali in cui i dati sono facilmente consultabili e scaricabili in formati aperti e facilmente riutilizzabili.  Non è lo stesso, ad esempio, in Germania, Austria o Inghilterra – e non stiamo parlando proprio degli ultimi arrivati in fatto di trasparenza e Open Government – dove prevalgono liste di progetti in PDF con scarne informazioni limitate al nome del beneficiario del finanziamento, il nome (generico) del progetto, e un altrettanto generico “valore” finanziario.

Le esplorazioni, in realtà, sono partite già nel 2010, due anni prima che nascesse OpenCoesione, e ripetute ogni anno nel mese di Ottobre. Un censimento annuale dei siti web delle Autorità di Gestione dei Programmi Europei nei 27 (ora 28) Stati europei.  Si è partiti alla ricerca di alcune decine di caratteristiche di completezzaapertura, riutilizzofruibilità… in una parola si è partiti alla ricerca di Open Data, non trovandoli, purtroppo, quasi mai.

Lo studio ci dirà, ad esempio, dove si trovano dati facilmente analizzabili per confrontare le performance finanziarie delle regioni europee (cioè: in quali regioni si spende più in fretta?) oppure per verificare su quali temi puntano le regioni più simili alla nostra e quali progetti portano avanti.  Oppure ancora per capire quanti finanziamenti riceve una certa multinazionale dai vari programmi europei.

Inoltre, da quest’anno nel kit entrano nuovi strumenti: un questionario, che verrà inviato a tutte le amministrazioni europee che gestiscono i Fondi Strutturali, casi studio incentrati su particolari casi interessanti (a partire dai portali simili a OpenCoesione), interviste agli attori chiave e agli esperti di settore.

Schema di indagine ITA transp2Schema di indagine ITA transp2

Oltre alla consueta visita ai dati pubblicati sui siti web, infatti, si andranno a verificare, a monte,  le modalità di gestione interna dell’informazione e la qualità dei sistemi di monitoraggio – essenziali per garantire la qualità dei dati pubblicati.   A valle della pubblicazione, invece, si prenderà in considerazione l’utilizzo dei dati per inchieste, articoli di data journalism, lo sviluppo di applicazioni e, non da ultimo, esercizi di monitoraggio civico.

Pane, quindi, per i nostri denti di monithoners 🙂